Recensioni

7.3

Robert Hood è il versante ortodosso dell'elettronica non accademica contemporanea. Lui e la sua Underground Resistance sono l'esatto contrario del movimento/non movimento maximal/glo/wonky, perché Hood non cerca altrove i riferimenti della sua musica: non cita un passato mitico che non può più ritornare, non fa un'operazione di retrofilia come i ragazzi inglesi. Il suo è un riferimento continuo a Detroit e alla techno che ha contribuito a diffondere e a fondare. La sua è una continua crescita verso un futuro ancora tutto da pensare.

Questa fedeltà a se stesso nel nuovo album si smarca leggermente dal peso motorico cui siamo abituati ad associare le produzioni dell'uomo. Sarà che è emigrato in Alabama – la terra dei suoi antenati – con la moglie un po' di anni fa, sarà che Detroit sta lentamente decadendo, fatto sta che il nuovo album (terzo di una trilogia iniziata nel lontano 1995) suona un po' più rilassato, quasi un intelligent techno music da ascoltare in salotto. Non che non si possa ballare, ma il feeling che si ha dopo aver ascoltato le 12 tracce è quello di una lunga e piacevole frenata rispetto ai tempi di Minimal Nation o di Rhythm (tanto per dirne due).

Il disco, che è stato ispirato dal documentario di Julien Temple Requiem For Detroit?, anche se in cristallina slow motion non manca di mordente. Lasciando perdere l'iniziale ed estatica The Exodos, già in Motor City si comincia a far sul serio con bassi robotici ed echi plastificati, The Wheel riporta a galla le connessioni con il minimalismo vocale dei Kraftwerk, Drive (The Age Of Automation) è da smascellamento onirico, Hate Transmissions è puro stile drexciyano e Black Technician distillato 100% Hood. Il ritmo rallenta però su tracce ben prodotte ma meno convincenti dal punto di vista dell'anima e del trip autoindotto, vedi l'easytronica di Assembly o il jazzino di Slow Motion Katrina.

Un disco che in definitiva conferma Hood come una voce fondamentale della techno, aliena da vizi esterni alla sua missione e concentrata su una critica continua e costruttiva di sé e del proprio operato. Come ha dichiarato in una recente intervista: "As long there is a seed there is hope". Respect.

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