Recensioni

4.3

Scrivere di un disco di Rick Ross è un po' come per un food blogger recensire un BigMac. Impossibile tesserne le lodi, così come difficile è mantenere una completa serietà riguardo il sapore e la consistenza del suddetto panino senza scadere nell'ipocrisia o nella banalità. Insomma, due morsi a un BigMac in alcune occasioni li dai così, senza pensare. Così come non disdegni un paio di pezzi di Ross, se consumati nel contesto giusto. Per quanto riguarda la fruibilità di un intero disco, in questo caso il suo ultimo God Forgives, I Don't, il discorso cambia radicalmente.

Immaginate un gangster movie patinato anni Ottanta, scritto però dal peggior sceneggiatore di Hollywood e il cui protagonista reciti continuamente le stesse battute al limite del caricaturale, senza coinvolgimento emotivo alcuno. Ross impersona proprio questo personaggio stereotipato, l'epitomo del 'drug dealer' milionario e 'self made' che allo stesso tempo è anche, a suo dire, una leggenda del rap accanto a Tupac Shakur e Dr. Dre, pur essendo sulle scene da appena qualche anno. Niente di negativo in questo tipo di rappresentazione, d'altronde Jay-Z l'ha fatto con discreto successo con American Gangster (2008), se non fosse che la narrativa usata da Ross nei testi è del tutto monotona e priva di profondità, incapace quindi di relazionare chi lo ascolta o invogliare a farlo di nuovo. Sullo stesso stile pacchiano e ridondante sono messi insieme i beat, molti sovrapprodotti (Shameless, Pirates, Hold Me Back) o semplicemente già sentiti.

Il nuovo disco segue il mixtape di inizio anno, Rich Forever, presentando una lunga sfiza di collaborazioni che sono poi l'implicita legittimazione del suo status di superstar. Sono proprio queste, alla fine, che salvano alcune delle tracce del lavoro: quella con Dr. Dre e Jay-Z nel pezzo old school 3 Kings, quella con Nas nell'apocalittica Triple Beam Dreams, oppure con André 3000 nella lunga Sixteen e anche Wale e Drake in Diced Pineapples. Un parco giochi dove scorrazzano un po' tutti, insomma, la tipica cash-cow di cui la Def Jam ha sempre bisogno. Ma al personaggio di Ross servirebbe molta più sostanza per reggersi in piedi con le proprie gambe.

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