Recensioni

Ci si chiede spesso se ha ancora senso pubblicare compilation più o meno tematiche nell’era della circolazione infinita delle musiche. La risposta è sovente no, con alcune sporadiche eccezioni. Quit Having Fun è una di quelle.
Apparentemente senza un filo conduttore che non sia la voglia di riunire artisti amati e amici – non necessariamente apparsi sul catalogo Boring Machines – sotto l’insegna del motto della label che da titolo al tutto, questo doppio cd in edizione cartonata e curata come da tradizione inanella 23 artisti per 143 minuti di musiche sperimentali e fuori asse. Si passa cioè con estrema nonchalance dai flutti droning al field recording più o meno trattato e/o astratto, dall’elettroacustica all’improvvisata più o meno radicale. E il risultato, molto meno disomogeneo di quanto sia lecito attendersi da una compilation che riunisce progetti molto distanti come Arbdesastr e Black Forest/Black Sea o Sparkle In Grey e Ben Reynolds. Un apprezzamento particolare (e personale) va ad un insolito Claudio Rocchetti in vena di nenie sub-atomiche (Be Shy!), alle basse battute atmosferiche degli sloveni Coma Stereo (Ghostly), al crescendo in saturazione di Die Stadt Der Romantische Punks, side project di Jukka Reverberi (Guitar Act. 2) e alle consuete stasi ambientali di Andrea Marutti (A Depressing Study In Wandering Wonders).
Insomma, nata come affare di famiglia o quasi, Quit Having Fun rischia di diventare il barometro della scena sperimentale internazionale sul finire degli anni 00.
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