Recensioni

L’evoluzione artistica di Quadeca è una di quelle più incredibili – e incredibilmente costanti – degli ultimi anni. Gli esordi del classe 2000 californiano Benjamin Fernando Barajas Lasky sono stati tutto tranne che memorabili: una manciata di mixtape pubblicati da adolescente, tra cui Bad Internet Rapper del 2017 (titolo decisamente calzante perché all’epoca Quadeca era esattamente quello, un rapper piuttosto scarso con un po’ di seguito online), prima di iniziare ad esplorare i confini dell’hip hop con il già interessante From Me to You (2021) per poi abbatterli con il successivo I Didn’t Mean to Haunt You (2022).
Anticipato lo scorso anno dall’ottimo EP Scrapyard, il nuovo album Vanisher, Horizon Scraper – autoprodotto e pubblicato per la sua X8 Music – è senza dubbio il punto di arrivo definitivo: proseguendo dalle sperimentazioni del lavoro precedente, l’americano trova finalmente la propria – ambiziosa e densa di idee – dimensione artistica, tanto libera e free-form quanto attenta ai dettagli. Un lavoro suonato bene, cantato altrettanto bene ma soprattutto caratterizzato da un livello compositivo (intrecci degli strumenti, progressioni melodiche…) assolutamente incredibile per un ventiquattrenne. Un macigno di un’ora e dieci dal retrogusto cinematico, epico per certi versi e certamente non di immediata assimilazione (le melodie escono con gli ascolti) con le sue stratificazioni chamber folk in cui si innestano elementi di elettronica e memorie HH che – seppure stravolte – di tanto in tanto si palesano ancora.
Sospeso tra un novello Bon Iver , un Sufjan Stevens più arty e un quickly, quickly più etereo, Quadeca non solo azzecca tre singoli uno più bello dell’altro (l’art&jazzy pop acquatico macchiato di bossanova di Godstained, i rintocchi barocchi del walzer folk di Monday e il piano-prog-pop di Forgone, un mezzo capolavoro) ma li inserisce in un contesto privo di cali di ispirazione, anche quando si mette al servizio di Danny Brown (già presente nel disco precedente) nella traccia The Great Bakunawa e dei Maruja nella conclusiva Casper. Ad accompagnare l’album e a rendere il tutto – se possibile – ancora più monumentale, un video-movie dalle locations suggestive (Mont Saint-Michel, il Tourlitis Lighthouse in Grecia e il Sunken Cemetery nelle Filippine ad esempio), girato scritto, diretto e editato dallo stesso Quadeca.
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