Recensioni

6.9

Non c’è niente di normale, di questi tempi. Negli eventi che travolgono il mondo, nella testa delle persone. E non c’è niente di normale nel talento multitasking di Maynard James Keenan, che sia in forma Tool, A Perfect Circle (il prossimo 13 giugno dal vivo in Italia per un’unica data al Ferrara Summer Festival) o per l’appunto Puscifer, nel caso specifico al fianco di Mat Mitchell e Carina Round, con il contributo di Greg Edwards al basso, Gunnar Olsen e Sarah Jones alla batteria, anche se in alcuni casi alle quattro corde e alle pelli arrivano rispettivamente in aiuto gli ospiti Tony Levin e Danny Carey.

L’intento, stavolta, sarebbe quello di riconnettersi alle radici (post-)punk, quindi di mettere assieme maggior aggressività e tinte gotiche, quelle assunte anche da un’immagine di copertina quasi folk horror tra campi di grano in fiamme e case spettrali.

Scritto con maggior immediatezza e inciso tra Arizona e Los Angeles, se non direttamente on the road durante la vita in tour, Normal Isn’t dovrebbe quindi cambiare scenario rispetto al precedente Existential Reckoning del 2020, improntato a un synthpop fantascientifico che non lesinava comunque in divertimento e buone canzoni, confermando l’uso dell’elettronica e dell’humor tagliente che contraddistinguono il progetto ma rimettendo le chitarre al centro.

Però, insomma, all’ascolto, tra episodi più o meno riusciti, i campi di grano sembrano collegarsi ancora agli anni Ottanta, a quelli di A Broken Frame dei Depeche Mode volendo lanciarsi in parallelismi di mood.

Il sound fondamentalmente più ruvido e fisico, più alt-rock che non alt-metal, non va a discapito delle melodie e delle ormai tipiche alternanze canore tra Keenan e Round, spesso valorizzanti l’andamento dei pezzi, ben funzionanti con gusto teatrale in Thrust, con groove funky nella title track, con lingua lunga in Self Evident («You’re an idiot / Goddamn idiot»), con solennità anti-dogmatica in Pendulum o con fierezza freak fuori dal coro in ImpetuoUs («We are the curious / Dauntless and venturous / In all ways / We are the vehement / The unpredictable, unafraid»). Un’altra voce al microfono è quella di Ian Ross, padre di Atticus Ross, nei panni del cyber-narratore in Seven One. In coda alla scaletta, una versione live di The Algorithm, in origine nella colonna sonora dell’albo a fumetti American Psycho, che si scaglia coerentemente, in carne e ossa, strumenti-armi in mano sul palco, contro gli innumerevoli «social mediots».

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