Recensioni

La parabola artistica e umana di Paddy McAloon ricorda per certi versi quella di un’altra icona pop degli Ottanta, Edwyn Collins degli Orange Juice: entrambi titolari di band di culto, entrambi alle prese con seri problemi di salute e artefici di più di un comeback. Nello specifico, Paddy ha lottato negli ultimi dieci anni contro seri problemi di vista e di udito, non smettendo mai per un istante di far musica, perlopiù in solitaria, mettendo insieme un patrimonio abbastanza vasto di canzoni mai pubblicate.
McAloon con la sua creatura Prefab Sprout – la cui attività si è svolta principalmente dal 1982 al 1990 (con il fratello Martin, il batterista Neil Conti e Wendy Smith al controcanto femminile) – ha sfornato gioiellini pop dal genio artigianale e sotterraneo, con una spiccata propensione verso testi d’amore colti e acuti, spesso ricchi di humour, e una passione per autori quali McCartney, Lennon, Brian Wilson, Jimmy Webb e Burt Bacharach, per citarne alcuni.
Crimson/Red è il nono disco della band, arrivato dopo un lungo periodo di silenzio, a cui ha posto fine nel 2009 l’uscita di Let’s Change The World With Music, lost album inciso nei primi anni Novanta. Le modalità di uscita hanno compreso anche un leak: a giugno scorso sono apparsi su SoundCloud dieci inediti di McAloon (con il titolo The Devil Came-A-Calling) postati su un misterioso account. Brani che sono poi stati ritirati e che hanno fatto il giro dei fan curiosi; l’album, reintitolato Crimson/Red ha visto poi la pubblicazione ufficiale, con una strategia obliqua in perfetta linea con i tempi.
Detto che le dieci tracce appartengono più o meno ai tanti brani nel cassetto del Nostro, il quale si è trovato a dover far improvvisamente fronte ad una scadenza contrattuale con la nuova etichetta, il disco esemplifica come meglio non potrebbe lo stile e la poetica di Paddy, con quella voce rimasta sempre uguale, quelle atmosfere pop alte, quella scrittura cristallina e una vena sempre fertile di narratore di storie. L’album è un lavoro artigianale realizzato in proprio, in cui dall’incipit assassino dell’elegante The Best Jewel Thief In The World ci si rende subito conto del valore di canzoni senza tempo e insieme attualissime; dalle ultime scritte (la gemma Billy risalente al 2011) alle meno recenti (Grief Built The Taj Mahal, la toccante The Old Magician risalenti al 1997), fino all’omaggio al mentore Jimmy Webb (The Songs Of Danny Galway).
Un canzoniere compatto che non teme confronti con le cose migliori dei Prefab e che chissà quali altre sorprese potrà senza dubbio rivelare ancora. E’ l’Old Magician, ora provvisto di lunga barba bianca e vestiti chiassosi, in uno dei più bei ritorni degli ultimi anni.
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