Recensioni

6.6

Non cambia per i Polar For The Masses l’abitudine di interporre due anni tra un disco e l’altro, il che fa quattro lavori in otto anni. Un cambiamento non da poco però questo Italico lo introduce, ed è – come s’intuisce dal titolo – il passaggio ai testi in italiano. Una svolta che rende più aspro l’impatto dei pezzi sul frangente storico, dal momento che si tratta perlopiù di riflessioni sullo stato delle cose masticate con cupa amarezza, mirando al cuore di politica ed economia, la rabbia tenuta al guinzaglio nella raffica di slogan laconici. Resta anzi si consolida il passo  noise-wave, l’hardcore turbo panzer, le cesoie acide math e le sincopi marziali punk-funk, azzeccando ordigni che magari non eccellono per livello di scrittura né per l’originalità della forma, però  vantano la solidità della padronanza e il dinamismo della convinzione.

Pezzi che sfidano rapide punk’n’roll come Wall Street, cavalcano rifferia hard come Un uomo un voto, scorticano bordoni noise con piglio androide in Ruvido, intrecciano un intrigante duplice assolo ad innervare la veemenza della title track. Insomma il trio viceentino scomoda il consueto pantheon di riferimenti, dai Wire ai !!! passando per gli U2 androidi altezza Achtung Baby (vedi la conclusiva Mia Patria) senza farsi mancare qui e là venature grunge – chessò – à la Stone Temple Pilot e digressioni sintetiche Brian Eno (sotto l’urlo primordiale di Risveglio). Se poi ti capita d’avvertire un po’ del lirismo ieratico Marlene Kuntz in Terrorismo e deejay sarà senz’altro a causa dell’idioma, un effetto collaterale direi più nutritivo che nefasto.

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