Recensioni

7

Felicemente estemporanei e ferocemente indipendenti questi tre australiani appaiono dal nulla con un disco d’esordio, pubblicato tra l’altro dalla nostra benemerita Disasters By Choice, che è un frullatone di musiche di ieri con la consapevolezza di oggi. La musica “di ieri” è quella cosa strana che stava tra il post-rock più etereo e le visioni più sofisticatamente pop delle musiche sperimentali o di ricerca; quella landa di nessuno (in realtà di molti e pure con notevoli risultati) che dai Boards Of Canada arrivava fino alla hauntology di casa Ghost Box passando per la sensibilità “cinematica” di Broadcast et similia, per la ricercatezza sonoro-atmosferica dei Tortoise e via dicendo aprendo rivoli e connessioni tra le più diverse.

Riferimenti vaghi per far comprendere le ascisse e le ordinate del suono articolato da Adam Connelly (synth e voci), Jonathan Boulet (basso) e Hugh Deacon (batteria), ovvero una musica capace di evocare le profondità più astratte e sconosciute del cosmo come i vuoti e le assenze ossimoricamente più tangibili e palpabili, come avviene nei dieci minuti di astrazione, essiccazione e dilatazione percettiva di Brain Waste 191013, pezzo paradigma di questo Saint Albans. Costruzione e disgregazione, stratificazione ed espansione, quindi, frutto di ore e ore di registrazione, addirittura 20, poi risistemate, rieditate e riviste. E se la citata Brain Waste 191013 è l’unica traccia lasciata deliberatamente senza interventi, il discorso non cambia: è il modus operandi con cui i tre trattano la materia a rappresentare la vera forza di questo disco; quel suo mostrarsi, cioè, cangiante e modulabile, spaziando da momenti più ritmicamente accesi e storti (Pleaser Stroll 191012 sembra un dubbone da dancehall astrale; Be Yourself Harder 191012 un giramento di mondi sonori in appena due minuti) ad altri corposi e sostanziosi (come nel semi-jazz pachidermico di Wonk 191012) ad altri ancora effimeri e volatili (il crescendo spacey in sedicesimo di Breathe In 191012 o la Ghost Box oriented Taste Mouth 191013, piccola gemma cinematica).

Un gran bel disco questo Saint Albans, di quelli che non innovano ma fanno tornare voglia di premere play ripetutamente (o di girare lato, dato che il disco esce in solo formato vinilico) per scoprire ogni volta un particolare nuovo, un suono diverso, una suggestione che apre a nuove riflessioni. Che alla fin fine era ciò che chi scrive chiedeva alla sterminata galassia in continua evoluzione che chiamavamo (grossomodo) post-rock.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette