Recensioni

Degna continuazione dell’introspettività calma e sommessa di The troubled sleep of Piano Magic, i quattro episodi di Open cast heart sembrano quasi una suite ambient in cui l’elettronica prende l’assoluto sopravvento a favore di un suono freddo, gelato. E calmo.
Il ritmo quasi ovunque è talmente rallentato da rarefarsi in una sorta di tappeto sonoro, ma ciò senza disorientare l’ascolto che può cullarsi beatamente nella regolarità delle battute. Echi di trip hop, dei Massive Attack di Mezzanine, risuonano nella iniziale Echoes on ice, in cui la voce della Guillou scivola lentamente sul ghiaccio sonoro costruito dalle macchine di Tcherneyan e Cedric Pin. Un trip hop che, però, si distacca completamente dalla sua matrice afroamericana, per divenire lieve atmosfera, suono fluttuante. Difficile distinguere i quattro brani se non per l’alternarsi della voce maschile e di quella femminile, che nuotano parallelamente, senza mai incontrarsi, tra sintetizzatori e drum machine, fruscii e bassi profondi quanto una voragine. Il recitato di Johnson in The journal of a disappointed man è un omaggio alla prosa dello scrittore inglese WNP Barbellion, mentre l’altra performance vocale del creatore di Piano Magic ha il sapore di canzone electro, con uno sguardo, sempre presente, agli anni’80.
This Mortal coil e, più in generale, il sound 4AD stanno alla base anche di I didn’t get where I am today, che con le sue doppie voci lievi e delicate e le sonorità dreamy rappresenta senza dubbio il lato più dolciastro, di un lavoro bello ma che avrebbe bisogno di più spazio, di una completezza che i venti minuti di Open cast heart non riescono a raggiungere. Potrebbe essere il preludio al prossimo album, Disaffected, in uscita a fine aprile. In tal caso abbiamo buone speranze.
Amazon
