Recensioni

5.9

Cantautore del New Jersey classe '74, Pete Yorn sembra il prototipo di quell'Americana in bilico tra mainstream e rock alternativo che si garantirà sempre un bel seguito statunitense mentre dalle nostre parti gli toccherà al più un apprezzamento tiepido. A meno che non azzecchi il singolone che spacca le playlist e cavalca lo spot giusto. Ci provò seriamente lo scorso anno licenziando Break Up, album in collaborazione con quel bel bocconcino di Scarlett Johansson, evidente tentativo di saltare sul vagone giusto anche se i risultati – artistici e commerciali – furono tutto sommato deludenti. Intendiamoci: è uno che sa dannatamente bene il fatto suo. Ma che dannazione non sembra in grado di metterci davvero del suo.

Il qui presente album omonimo – quinto a suo nome – lo conferma: ascolti le veementi Velcro Shoes e Badman e ti sembrano i Counting Crows che vorrebbero essere i Pearl Jam. Prendi la battente Precious Stone e pensi ad un nipotino di John Mellencamp che si è ascoltato troppe volte Jakob Dylan. Ti fai cullare dalla caracollante Wheels ma la grana Gram Parsons ha una irriducibile patina Hootie & The Blowfish… E via discorrendo. Il fatto che sia stato prodotto da quel buontempone di Frank Black più che un valore aggiunto diventa una piccola aggravante.  

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