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Annunciata nel 2019, Dreamworld è la tournée antologica che i Pet Shop Boys portano in giro per il mondo dal 2022. Il debutto è avvenuto agli Arcimboldi di Milano, a cui sono seguiti altri appuntamenti italiani, compresi quelli di quest’anno. Il progetto è tornato nel nostro Paese con poche variazioni sostanziali, aprendo la prima delle due date previste proprio al Medimex di Taranto. Se lo spettacolo presenta modifiche minime — concentrate soprattutto sull’ingresso di nuovi brani come Dancing Star e A New Bohemia, oltre al ritorno di Go West — rivederlo è sempre un piacere.

Al pari di Cure, New Order e poche altre istituzioni britanniche, il duo formato da Neil Tennant e Chris Lowe può vantare un repertorio che unisce successo duraturo e transgenerazionale, riconoscibilità e qualità lirica. Il concetto stesso di “fase imperiale”, spesso evocato da Tennant, torna utile per raccontare uno spettacolo che trova il suo culmine creativo tra gli anni Ottanta e Novanta, ma ne ripropone il nucleo all’interno di un contenitore multisensoriale perfettamente allineato al continuum contemporaneo in cui siamo immersi.

Dreamworld è un viaggio teatrale hi-tech fatto di abiti di scena — viene da chiedersi quanto caldo abbiano patito Tennant e Lowe sotto giacche e maglioni nella serata tarantina — luci, visual e grafiche stilizzate che, insieme a una scenografia essenziale fatta di pochi elementi simbolici, tra cui gli ormai celebri lampioni, costruiscono un ambiente immersivo attorno alla musica. Un lungo piano sequenza sulla loro storia che scansa l’impianto nostalgico del legacy tour, richiamando piuttosto l’idea di installazione multimediale che i Chemical Brothers portano in giro da anni. A differenza del duo di Manchester, però, le riletture non sono altrettanto radicali: le canzoni restano saldamente al centro della scena, affidate a una band allargata a quintetto che, soprattutto nella seconda parte dello spettacolo, assume una dimensione corale.

Anche la scaletta del Medimex è costruita come una mappa della loro evoluzione artistica. Con l’apertura affidata a Suburbia, Can You Forgive Her? e Opportunities (Let’s Make Lots of Money) si viene immediatamente catapultati nell’universo estetico e tematico dei Pet Shop Boys: un osservatorio sociale mascherato da intrattenimento, in cui confluiscono desideri e identità. Poi ci sono brani come Where The Streets Have No Name (I Can’t Take My Eyes Off You) che ne mostrano il lato più giocosamente semiotico, quello capace di fondere e confondere i segni della cultura pop, mentre Rent, Jealousy e Love Comes Quickly restano esempi perfetti della scrittura di Tennant, elegante, britannicamente distaccata e proprio per questo efficacissima nel raccontare dinamiche affettive e sociali.

La sezione centrale rappresenta un altro sguardo sul cuore “imperiale” della loro carriera: Left To My Own Devices, Domino Dancing, New York City Boy, Heart e It’s Alright sono ancora oggi micidiali congegni di conversione dove la cultura club si trasforma in linguaggio pop di largo consumo. Le sopracitate Dancing Star e A New Bohemia ne ribadiscono inoltre la tenacia creativa. Sono due pubblicazioni recenti, entrambe tratte dal convincente Nonetheless, che si inseriscono senza attriti nella scaletta e preparano il terreno al finale. Salto negli anni Dieci con Vocal, altro affondo nella cultura dance, questa volta dal versante trance, mentre Go West diventa pura emozione grazie anche al suggestivo video d’archivio con le immagini delle parate della comunità LGBT nella San Francisco degli anni Ottanta. It’s A Sin conserva intatto il suo messaggio di affermazione contro ogni cultura o religione che reprima desideri e identità.

La chiusura è da knockout: West End Girls e Being Boring, due autentiche fan favourite che coincidono con alcune delle massime espressioni artistiche del duo. Destino vuole che la prima sia il loro primo grande successo, la seconda una delle riflessioni più acute sul tempo, la perdita e la memoria. I Pet Shop Boys sono rimasti fedeli a se stessi. Non sarebbero mai stati noiosi. E hanno mantenuto la promessa.

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