Recensioni

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Con inflessibile leggerezza da cacciatori di farfalle, riecco i Perturbazione sulle tracce del pop-rock perfetto. Una ricerca senza posa che non fa pose (non ancora). Malgrado, en passant, i ragazzi di Rivoli siano saltati – oplà – sul torpedone di una major. E che major. Meritatamente, se ciò vi sembra un merito. Ad ogni modo, Pianissimo fortissimo significa dieci canzoni che si aggiungono al repertorio irrobustendolo non poco, perché tra esse non c’è ombra di stanchezza: non nei testi, non nelle musiche, gli uni e le altre sempre ben a fuoco. Un incendio di quieta inquietudine che cova nel quotidiano, ad altezza d’uomo. Palpiti semplici e banali sì, ma dall’inestimabile pregnanza, sospesi tra vibrazioni psichedeliche (i reverse e i coretti angosciosi di Qualcuno si dimentica), distillati jingle-wave (On/Off), post-soul dinoccolati (Leggere parole) e struggimenti da camera (Casa mia, Giugno, dov’eri?).

I potenti mezzi a disposizione consentono loro d’ingaggiare un Manuel Agnelli ma solo per mimetizzarlo tra i tremori di Nel mio scrigno, senza ostentazione, al modo d’un ingrediente ben stemperato. Così come gli archi di Davide Rossi – già al lavoro per i Goldfrapp – sposano la causa con organica empatia (sentitelo tra i riverberi foschi di Brautigan). Così come il fonico Maurice Andiloro regala la fragranza pungente e caramellosa già profusa nei lavori con Pecksniff e Baustelle. Insomma, forse potevano stupirci con mirabolanti effetti speciali, invece Cerasuolo e compagni puntano sulla "consueta" effettistica: parafrasi dolceagre ("produco, consumo… credo"), sentimentalismo fatalista ("c’è un lampione che si accende proprio sotto casa tua/quando passo nella notte forse è un caso forse no/sembra tutto fatto apposta per scommettere su te"), meditazioni socioesistenziali tra rigurgiti Bacharach (Controfigurine), quella impagabile cospirazione di trovate e delicatezza (riff di violoncello, fisarmonica e tromba nella bossa belleandsebastiana di Battiti per un minuto – che a Sanremo avrebbe fatto un figurone, non l’avessero scartata).

Ma ce la fanno, alla fine, a mettere nel retino il pop-rock definitivo? No, naturalmente. Però ci si avvicinano come a pochi è capitato, almeno da queste parti.

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