Recensioni

La scelta di scartare lo pseudonimo Julian Plenti – con relativo ep di inediti e cover a suggellarne l’epigrafe – e pubblicare col nome di battesimo non rappresenta per Paul Banks solamente – come ha dichiarato l’artista – una scelta di semplificazione, anche perché il leader di una band come i newyorkesi Interpol (in procinto di ripubblicare per il decennale dell’uscita l’acclamato Turn On The Bright Lights) sicuramente non ha bisogno di maggior visibilità. Più propriamente può essere vista come una volontà ben precisa di accantonare le derive arty che permeavano buona parte del primo solista per avvicinarsi alla casa madre.
Ne esce un disco che più che la continuazione di Julian Plenti Is… Skyscraper sembra il sequel di Interpol, perlomeno dal punto di vista delle melodie. Limitatissime le parti in acustica e le orchestrazioni, eccezion fatta per Lisbon, l’impianto strumentale è lo stesso della band ma con una sola chitarra elettrica – la seconda è sostituita da tastiere – con rari parti in distorto. Il lavoro parte bene con le prime due tracce – l’opener è la nota The Base uscita a metà agosto –, ma si perde con Arise Awake e Young Again, passi falsi che non restituiscono adeguato impatto ai testi. Un probabile strascico della collaborazione in una traccia del disco di El-P si ha in Another Chance, il brano più sperimentale del lotto, con una impostazione quasi hip-hop sia nei campionamenti delle voci che nel beat di percussioni opposti a pianoforte e chitarre. Il finale regala i due pezzi più riusciti, la synth-pop oriented No Mistakes e Summertime Is Coming, già edita nell’ep di giugno.
Non c’è innovazione in Banks, piuttosto un tentativo di riportare la wave ad un livello più accessibile e a tinte più chiare. Oltre a una personalità che a detta di molti potrebbe esprimersi molto al di sopra di questi standard.
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