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7.7

Certe band arrivano a un livello e poi si stabilizzano: fanno sempre lo stesso, bel disco, che senza l’effetto-sorpresa del primo è solo un ripetersi godibile (Ramones). Altre band arrivano al tracollo dopo la vetta. Altre invece fanno come le catene montuose, con tanti su e giù. Altre ancora non arrivano mai a certi livelli. Insomma, ci siamo capiti: le fortune di un gruppo possono essere di diversa intensità e andamento. La parabola dei Parquet Courts com’è? È una sorta di U bella alta, con l’esordio Light Up Gold a marcare uno standard indie-punk eccelso e le seguenti uscite a segnare una stabilizzazione. Questi album, privi dell’effetto-sorpresa di cui sopra, vivono solo dei grandi mezzi sonori e di scrittura della band (hai detto niente!) e della sua voglia di aggiornare uno standard senza cedere alla dispersione verso l’esterno. Poi ci sono le collaborazioni (Milano), le sperimentazioni (Monastic Living), le uscite soliste (Thawing Dawn di Savage). E poi c’è questo Wide Awake!, in cui tutte queste cose trovano un compimento, una summa.

Il contesto dei Parquet Courts è uno stagno sempre più ristretto e meno seguito, con sempre più pesci: quello del punk-pop venato di lo-fi, noise, sperimentazioni. Tutte cose che sembrano pescate da un documentario sull’underground statunitense Ottanta-Novanta. L’impressione che emerge all’ascolto è quella di una band che continua a migliorare, come se la U alta di cui parlavamo prima avesse in mezzo una sorta di salita: è il movimento dei quattro verso il compimento di un ennesimo salto in avanti, come musicisti e autori. Mettiamola così: questa musica ormai morta, ormai fatta di ricordi che illuminano palchi ma non platee, è forse la migliore di quella nicchia. Non esiste, oggi, una band che faccia indie rock come i Parquet Courts. Una band matura, sfavillante, che alterni intensità emotiva a lucidità compositiva. E che non sbagli un colpo.

Cosa è successo al suono dei Parquet Courts e ai membri della band? È successo che suonare a testa bassa è servito a migliorarsi senza levigarsi, a inglobare altri elementi nel suono senza snaturarsi mai. In questo forse aiutati dal produttore Danger Mouse, qui di supporto. Ma non è solo questo: i vari elementi del suono (la componente funk, quella più cantautorale, quella pop, quella punk, quella lo-fi) ora appaiono ancora più uniti. Passi da un pezzo a un altro e non ti sembrano band differenti, mai. Ti sembrano i Parquet Courts in una delle loro versioni, ma sempre i Parquet Courts: la migliore rock band del pianeta, oggi, assieme forse a The Ex. La gente va verso i social? Loro li usano poco. La gente si getta nel cinismo? Loro non vogliono cedervi. In Wide Awake! il gruppo sembra voler dire: abbiamo questi problemi, ma non è chiudendoci che li supereremo. E lo fa con testi complessi, quasi mai manichei o semplicistici, venati di un leggero populismo illuminato, quello della tradizione Minutemen/Fugazi. E con un suono che segue varie direzioni, tutte bilanciate, tutte ben definite. Maturo, non pacificato: aperto e vivo. Tredici brani, nessun cedimento. Segno anche che il lavoro con Danger Mouse ha pagato.

Volete i Parquet Courts del primo disco? Eccoli in staffilate di pura energia punk e divertimento come l’iniziale Total Football o la serpentina di Almost Had To Start A Fight / In And Out Of Patience. Volete la parte emotiva e cantautorale? Ecco la melodia soffusa di Mardi Gras Beads o il pathos quasi insostenibile di Back To Earth. Avete bisogno di pop puro? Provate ad ascoltare l’omaggio evidente ai Lynyrd Skynyrd di Freebird II e a pensare di non aver trovato un pezzo molto simile a un inno per cantabilità ed epica. Oppure la conclusiva Tenderness, un boogie irresistibile che chiude sfumando il disco. Volete qualcosa che unisca nevrosi urbana tipicamente newyorchese alla logorrea dylaniana? Ecco Violence, funk-noise graffiante. Volete la loro versione più chitarrosa dei Talking Heads? Ecco Wide Awake!, funkeggiante e festosa ma lucida. Volete una outtake aggiornata dei pezzi di Sunbathing Animal? NYC Observation è il suono-Parquet Courts spogliato e presentato nudo, questa creatura che prende i Fall e li rende umani, ma sempre nervosi. Volete il classico riferimento ai Pavement ma muscolare e con una parte nel mezzo che, per acidità, ricordi la jungle (!!!)? Normalization.

La diatriba tra novità e ritorno al passato forse ha senso fino a un certo punto, con i Parquet Courts. Anzi, forse proprio Wide Awake! è qui per ricordarci che alla fine non conta tanto quanto sei calato nel tuo tempo, ma quanto migliori col tempo. Con i pezzi, col suono. Con l’amore infinito per la musica che dischi come Wide Awake! riescono a trasmettere, ancora oggi. Disco importante, disco che resterà, fottendosene del tempo.

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