Recensioni

Dopo cinque EP in 12″ usciti dal febbraio 2010 a settembre 2012, i Parenthetical Girls ricompattano la frammentazione delle pubblicazioni e costruiscono un nuovo album, il quarto. Che non è altro che la messa in sequenza alterata, anzi la selezione, la versione concisa, come recita il titolo Privilege (Abridged), dei brani presi dalle cinque uscite a media lunghezza.
Le dodici tracce di Privilege dovrebbero essere dunque la crema di tre anni di lavoro. E quindi dovrebbero indicare una direzione non repentina, ma studiata, posizionata, ponderata tra le altre. In effetti c’è maggiore equilibrio, nel senso pop – da pillola indorata in alcuni casi (Careful Who You Dance With). Zac Pennington non è invadente, ma principalmente negli arrangiamenti e nell’allestimento delle canzoni non c’è – o quanto meno non nella stessa misura – il rischiosissimo e coraggioso tentativo barocco di Entanglements, che tanto avevamo apprezzato per capacità di non cadere dal filo di raso. Si procede, elegantemente per dirla tutta, qualche passo indietro con l’obiettivo di uscire dalla bolla da operetta e dalle ambiguità corporali di un tempo.
Il problema è che l’ambiguità così attrattiva che ci ha affascinato fin dai primi passi omonimi della band è scomparsa. Al suo posto, un pop sintetico ben costruito, onesto, chiaramente fatto alla Parenthetical Girls, dove a volte basta una chitarra e un pianoforte, altre un allestimento orchestrale – ma solo in alcuni casi davvero trascinante (Evelyn McHale), oppure semplicemente notabile in una tradizione (synth pop) estesa come l’oceano (Curtains). È curioso come l’inizio e la fine del disco esprimano, con un tocco irresistibile, il talento delle ragazze parentetiche. È altrettanto deludente constatare come Zac non riesca, a volte, a prendere posizione nel seguire l’avventura narrativa di ogni sua linea vocale (Sympathy For Spastics).
Per i Parenthetical Girls accontentarsi della classica direzione synth-pop è in definitiva una non scelta. Non serve necessariamente un concept, ma non si può avere un grande attore che vaga senza un poco di sceneggiatura.
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