Recensioni

Sei speaker stretti da una cinghia bicolore, una scultura creata da Matias Faldbakken da lui stesso concettualizzata, un caustico spot con persone scelte a caso per strada alle prese con la difficile pronuncia dell’alias di sempre, Oneohtrix Point Never. E poi A Barely Lit Path, l’estratto con cui il disco si svela all’ascolto, innanzitutto con la novità di un ensemble d’archi (NOMAD) a inserirsi in una familiare popadelia che, al tempo stesso, accoglie elementi inediti: una costruzione coloratissima, pienamente cinematica, più musiche per film strette nel nastro di cui sopra, mulinelli di suggestioni tra il neo classico e il fiabesco, una stroboscopica fedeltà hi-fi che abbaglia un racconto giocoforza fantastico ancor prima che fantascientifico.
Ad album pubblicato, scopriamo che il primo brano disponibile da Again è anche l’ultimo in scaletta, una sorta di magnus opus di un disco imprendibilmente immersivo in cui ritroviamo i significanti e i significati di una nota cifra stilistica: una (power) ambient osmotica, del pop pensato da intelligenze artificiali retrodatate 70s, del rock cafone come post- e art-, fusion in HD, dei requiem idealmente scritti in C++, proprio come il linguaggio che la madre ha dovuto impararsi, reinventandosi una carriera, quando era piccolo.
Magic (OPN) era una sorta di autobiografia sotto forma di fantastico sceneggiato radiofonico, Again sembra ribadire il medesimo concetto, fin dal titolo. Ancora, sì, ma è il Daniel Lopatin adulto a volere magia e trovarne di nuova. Parafrasando una sua stessa suggestione: “come suonerebbe l’opera di un musicista in grado di creare musica attraversando le barriere spaziotemporali? Quali decisioni porterebbero all’esclusione di certe realtà? Come suonerebbero quegli altrimondi?”.
Ricavar bellezza da ogni sorta di stranezze – per accostamento tra acustico e sintetico, per insistenze futuriste di puri bit, prendendo a prestito estetica e soluzioni da colonne sonore, musica da camera come contemporanea e popular music – sembra ancora l’obiettivo di un autore che nostalgico qui è unicamente per le tecnologie che utilizza. Dei vecchi computer, quei synth, gli 8 come i 16 bit, i glitch, l’internet stessa e il suo folklore (leggi anche weirdcore, e il progetto Chuck Person). Lopatin ci è cresciuto. Da questi elementi è ancora possibile costruire e switchare tra multiversi credibili, futuribili, vaporosi e accessibili (On An Axis).
Alcuni di questi non precludono nemmeno l’utilizzo di nuovi software e tecnologie come OpenAI Jukebox, Adobe Enhanced Speech e Riffusion, il neural network che crea musica utilizzando “immagini” di audio che forse s’ascolta in Krumville (con gli Xiu Xiu). Lui precisa di aver utilizzato poco l’intelligenza artificiale e di preferirgli da sempre il concetto dell’oggetto inanimato (meglio ancora se post-internet). Del resto, la sua amicizia con Jon “il Rabelais della nostra era” Rafman è nota da tempo.
If I empty my mind
Do I scoop out my skull
What gifts would I find
Nothing’s inside
Just a slug that provides
A barely lit path
From your house to mine
da A Barely Lit Path
Dopo anni di attraversamenti dello specchio patrocinati Warp, Daniel Lopatin è un professionista affermato e un musicista a cui è stato riconosciuto il proprio valore. È la matta del mazzo nel momento in cui accetta di fare il produttore (vedi l’impensabile Soccer Mommy) o produrre le musiche per un’installazione al Barbican e alla Tate Modern. Uno a cui non si dice di no nel momento in cui chiede un featuring, che tu sia Elizabeth Fraser, Rosalìa o Lee Ranaldo dei Sonic Youth (sua peraltro la chitarra in On An Axis). Un’affidabile spalla per megastar come Abel Tesfaye, in arte The Weeknd, con cui è attiva una collaborazione continuativa (e recenti foto in studio a ribadirne il concetto).
Con i Safdie Brothers poi è stata inaugurata una carriera come compositore di colonne sonore, esperienza che ha portato alle musiche di The Bling Ring di Sofia Coppola che hanno direttamente informato Again, lavoro in cui è stato coinvolto anche Robert Ames, co-direttore della London Contemporary Orchestra.
Daniel Lopatin agisce su più livelli in questo mondo ma continua a mantenere alta la qualità della propria Emotionally Haunted Electronic Music come Oneohtrix Point Never, un progetto weirdly beautiful come lo descriverebbe Sophie Allison, in arte Soccer Mommy, con la sua riconoscibilità e che ancora non ne vuol sapere di finir storicizzato. Succederà, come è successo a tutti. E un flirt in questo senso è già iniziato, ma chi ha detto che sia un male?
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