Recensioni

Due album in repertorio per Ólöf Arnalds, cantantessa islandesa classe '80, baciata da improvvisa notorietà internazionale lo scorso febbraio causa la partecipazione di Björk al singolo Surrender. Morbidezze bucoliche e lirismo scostante su cui germogliano mutazioni folktroniche, un po' come tante cose sonore piovute negli ultimi anni dal calderone nordico. Oculatamente, One Little indian ci tiene a tenere in caldo il nome della ragazza, perciò licenzia questo EP contenente cinque cover – anzi sei – che dovrebbero tracciare la mappa dei suoi referenti musicali/sentimentali.
Interpretate nella purezza fragrante e inerme di chitarra acustica e voce, canzoni come She Belongs To Me (Bob Dylan) e Close My Eyes (Arthur Russell) sbrigliano tutto il frusto, elegante languore basale, mentre la celebre Solitary Man di Neil Diamond e l'incalzante Maria Bethânia di Caetano Veloso sono affrontate col turgore del caso. Piccola licenza poetica, un medley/mash-up tra With Tomorrow di Gene Clark e I'm On Fire di Bruce Springsteen, ciliegina su questa torta minimale, veri e propri esercizi obbligatori che la Arnalds supera in souplesse. Segniamola sul taccuino e attendiamo sviluppi.
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