Recensioni

6.3

Malgrado siano all'esordio, i Nolatzco possono vantare una robustezza indotta – diciamo così – dalla leadership del cantante e bassista Giovanni "Nanni" Fanelli, noto soprattutto per essere diventato l'addetto alle quattro corde dei Rossofuoco in sostituzione di Claude Saut. La militanza nella band che ormai da anni accompagna le scorribande di Giorgio Canali diventa lo sfondo espressivo su cui le dieci tracce di Assalto alla luna prendono vita, come proiezioni indocili anzi decisamente irrequiete di una sensibilità dai connotati simili – a tratti persino sovrapponibili – a quelli del rocker di Predappio. In un certo senso è un disco che si fa forte proprio dell'iniezione di turbamenti giovani nella ben nota calligrafia, un impeto malmostoso dalle vaghe ascendenze emocore che azzecca una notevole quartina ad inizio programma: le tumultuose palpitazioni di BabyRivoluzione, l'accorata invocazione di Tutto svanisce, l'invettiva sferzante di Educati al successo e la bolgia a colpi di imperativi categorici di Abusivisness.

Tracce che colpiscono duro e arguto disimpegnandosi tra i gradi d'incandescenza dell'hardcore e del punk, mostrando una disinvolta attitudine melodica e il bernoccolo per il riff urticante. Va piuttosto bene anche nel finale, col reading rock irradiato wave di Un caos che ti somiglia (più che i Massimo Volume avverti reminiscenze neosensibiliste Offlaga Disco Pax) e con l'indolenza struggente di La Ballata Dei Cuori Intermittenti. Nel mezzo però la scrittura non può contare su altrettanta ispirazione e a poco serve buttarla sul facinoroso (la nevrastenia scomposta di Signorina Diesel – col cameo all'armonica di Mr. Canali – ed il piglio scartavetrato di Speed), mentre né la post-wave onirica vagamente Litfiba della title track né le vibrazioni dark di Lullabymoon riescono a sollevarsi da uno strisciante manierismo che inevitabilmente ne smorza le velleità.

Chiamateli, se volete, peccati di gioventù. Ma sono anche un segnale importante: difficile stare in scia di una vecchia volpe se non si possiede la sua stessa sensibilità sui pedali e per le traiettorie, quella che ti fa stare a galla anche quando la gamba è meno tonica. E' questione di vissuto, di stratificazione emotiva. Roba che non si improvvisa. Ai Nolatzco tocca da adesso l'onere di smarcarsi.

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