Recensioni

David Santos è un ragazzo curioso e la sua attitudine viene messa in luce perfettamente dalla creatività musicale che confluisce nel suo progetto Noiserv. Il suo ultimo disco si chiama A.V.O. (Almost Visible Orhestra) ed è una raccolta di composizioni che più che arrivare dritte al punto, si defilano lasciando spazio all’immaginazione. Se bastasse un solo aggettivo per descrivere la musica di Noiserv, quello sarebbe certamente “eterea”. I paesaggi sonori appartengono infatti alla tradizione elettronica (ma non solo) messa in mostra in passato già da Apparat o Yann Tiersen.
L’aspetto didascalico della musica contenuta in A.V.O. è di vitale importanza, tanto che i titoli dei dieci brani della tracklist sono di wertmulleriana lunghezza. Se in This is maybe the place where trains are going to sleep at night sembra di rivivere in piccolo le atmosfere di The Devil’s Walk, Today is the same as yesterday, but yesterday is not today e It’s easy to be a marathoner even if you are a carpenter seguono invece la scia di The Tallest Man On Earth ma con un risvolto drammatico che risulta a volte stucchevole. Ad essere sinceri, quello che proprio non va e balza subito all’occhio è l’inutile paradosso dei titoli dei brani, che sembrano quasi voler raggiungere ad ogni costo la dimensione surreale fermandosi, però, qualche metro prima. Questo si riflette ovviamente anche in testi che non brillano certo per originalità. Si va comunque avanti, tra il folk di I’m not afraid of what i can’t do e la malinconia di It’s useless to think about something bad without something good to compare.
In definitiva, A.V.O. è un disco perfetto per una colonna sonora di un film, ma perde di funzionalità se lo si allontana da una dimensione cinematografica. L’assenza di quest’ultima lo condanna allo stato di album interessante, ma niente più.
Amazon
