Recensioni

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Nonostante George Evelyn, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Nightmares On Wax, possa vantare il primato di artista più longevo all’interno del roster di Warp Records, chi lo ha sempre seguito con attenzione non avrà mancato di notare l’apparente disinteresse verso l’innovazione e la sperimentazione a tutti i costi che molti musicisti e compagni di etichetta hanno invece così tenacemente perseguito nel corso dei decenni.

Partito in compagnia dell’altro membro fondatore Kevin Harper come prime-mover di quella scena britannica di fine anni ’80/ inizi ’90 che traduceva il nuovo suono proveniente dagli U.S.A. per reinterpretarlo ad uso e consumo degli adepti della nuova cultura dei rave – ascoltare per farsene un idea classici underground come Dextrous, Aftermath, Biofeedback o A Case Of Funk, tutti contenuti nell’album d’esordio A Word Of Science (The 1st & Final Chapter) – già dalla realizzazione del successivo Smokers Delight in poi, Evelyn ha sempre dato l’impressione di essere impegnato in un viaggio interiore, un percorso dell’anima piuttosto che alla ricerca dei confini estremi del suono. A questo sono ben servite le atmosfere ultra-rilassate, innegabilmente “stonate” e da ascolto meditativo e possibilmente in posizione orizzontale del già citato secondo album e del terzo Carboot Soul. Capisaldi dell’hip hop strumentale di quell’era di passaggio tra il trip-hop di tendenza e più generico downtempo, pieni zeppi di citazioni e campionamenti fatti girare in loop ipnotici ed apparentemente eterni.

Già dal terzo Mind Elevation comunque, si è fatta chiara la necessità del produttore di andare al di là della semplice, per certi versi, ma sicuramente restrittiva formula della sampledelia strumentale per tentare ambiziosamente nuove vie, alla riscoperta delle proprie radici musicali da una parte e dall’altra acquistando maggior fiducia nelle proprie capacità e facendo con questo un salto evidente di qualità e sofisticazione. Come già si notava, a pari passo con questa evoluzione che nel suo divenire ha inglobato organicamente il reggae e la cultura dei sound system, il soul, il jazz, il funk ma anche la tradizione musicale latina ed africana; i temi della presa di coscienza personale e della spiritualità sono diventati sempre più importanti nei testi delle canzoni di NOW – che a fianco dei brani strumentali – sono gradualmente diventate parte integrante e non accessoria della sua produzione. Nel corso dei successivi quattro album infatti si sono alternati con successo i più svariati vocalisti. Tra questi Andrew Ashong, Jordan Rakei, Sara Garvey, Ricky Ranking e Osmond Wright aka Mozez.

Shout Out! To Freedom… è in un certo senso il punto più alto di questo processo di raffinazione musicale e, contemporaneamente, il più profondo dal punto di vista della ricerca spirituale, frutto anche di una introspezione indotta delle restrizioni imposte dalla corrente pandemia. Come se non bastasse, a questo si è aggiunto l’iniziale stato di shock nel quale il produttore si è trovato a seguito di una diagnosi potenzialmente infausta. Tutti questi fattori hanno anche fatto crescere il bisogno di cercare, nonostante l’isolamento forzato, le più ampie collaborazione artistiche e grazie a queste sostegno ed ispirazione. Un bisogno dettato dal più naturale e profondo istinto umano del “fare comunità” nei momenti difficili e che, per l’ennesima volta, si è rivelato essere sicura ancora di salvezza.

Non completamente staccato dal suo passato repertorio – l’iniziale Imagineering funge da seguito ideale di classiconi della chill-out music quali Nights Introlude e Les Nuits – intriso di fragranze mediterranee (il produttore ha da anni trovato una seconda patria nelle Baleari) e grazie allo stuolo di ospiti tra cui sono da segnalare Shabaka Hutchings, nelle lunghe e suggestive 3D Warrior e Wonder, ed i vocalist Haile Supreme, Greentea Peng, OSHUN, Mara TK e Sabrina Mahfouz, l’album è un convinto inno alla libertà e un invito a non abbattersi.

Per coincidenza il penultimo longplayer del Nostro si intitolava Shape The Future, un imperativo che più mai merita di essere ripetuto e che, in questa particolare occasione, viene tradotto in un vitale e (cautamente) positivo segnale di speranza contro tutte le circostanze avverse.

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