Recensioni

Solo gli assassini più abili tornano sul luogo del delitto senza farsi cogliere in fallo. Vedi quei bravi ragazzi della Strut e questo terzo volume della serie Nigeria 70. Penseresti che il curatore Duncan Brooker stia raschiando il fondo del barile nello scorgere in scaletta due nomi – Bola Johnson, Victor Olaiya – sui quali sono state recentemente allestite belle operazioni antologiche. Nulla di più falso, poiché la qualità basta a fugare i dubbi e comunque trattasi di meno di dieci muniti in un CD stipatissimo, latore di groove da piegare le ginocchia (il calor bianco Unity In Africa di Eji Oyewole, i guizzanti muscoli della Henrietta di Ali Chukwumah), di sapori sudamericani che ricordano gli effetti della diaspora africana sulla parte opposta dell’Atlantico (Sina Bakare, Etubom Rex Williams…) e di quanto sta nel mezzo (la sublimemente gioiosa Life di Moneyman & Super 5 International).
Materiale ripescato con passione dai vinili originali – impossibile fare altrimenti: buona però la resa sonora – lungo decennio in cui lo highlife si fondeva con jazz e funk e idem lo juju, aprendosi all’occidente e permeandolo in una positiva colonizzazione “rovesciata”. Sensazionali, in tal senso, Viva Disco (Tunde Mabadu: sinuosa e implacabile), l’estatica psichedelia afro-latina intessuta da Ebenezer Obey e l’obliqua Ire a firma Don Isaac Ezekiel. Per quanto l’apice assoluto resti il quarto d’ora che Admiral Dele Abiodun dipana tra antichità e futurismo, tra Lagos, la Germania dei Can (!) e la New York mutant-disco (!!). Una gemma dal titolo It’s Time For Juju Music che, per quanto ci riguarda, ascolteremmo dieci, cento, mille volte al giorno.
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