Recensioni

6.4

Con un titolo del genere, l’album di debutto di Nic Fanciulli non poteva che essere una faccenda di cuore. Nativo di Maidstone, nel Kent, il producer britannico è figura ampiamente affermata nel panorama house, sia a livello di esibizioni (legando il nome del suo party We Are The Night a Ibiza, Barcelona, Miami, New York e non solo) che di produzioni (ha lavorato con gente del calibro di Underworld, Kylie Minogue e Loco Dice ed è stato nominato ai Grammy del 2007 per il Best Remixed Recording sotto il nome Buick Project assieme ad Andy Chatterle), che manageriale, per via della gestione dell’etichetta personale Saved Records. Definita come un’ideale colonna sonora da afterhour, adatta a lunghi viaggi in macchina al ritorno da una serata nei club, My Heart ha avuto una gestazione di ben dieci anni, periodo in cui l’opera è finita per appiccicarsi al suo autore, come una seconda pelle.

Sedici tracce – oltre l’ora totale di minutaggio – in cui il protagonista sceglie di guardarsi allo specchio e confidarsi con noi, porgendo sul piatto le sue numerose influenze e le sue skills da produttore, un lato con il quale ammette di aver trovato una certa confidenza non troppo tempo fa. Dal taglio fieramente house, l’album assume diverse forme e toni, tra oscurità Depeche Mode (100 mph), frecciate deep (The Perfect Crime, The First Step), smalti tech-house di maniera (Wrong) ed episodi sentiti e malinconici (I’m Tired, The Light), con numerosi saliscendi e bruschi cambi di tensione, raggiungendo il suo momento topico nella collaborazione (la più attesa del lotto) con Damon Albarn – per il quale il Nostro ha già pubblicato un remix del singolo Ascension dei Gorillaz –, che in Saying presta la sua voce su un bel giro di arpeggi dagli umori downtempo.

Costantemente legato al concetto di dancefloor ma infiocchettato in una curata confezione che strizza l’occhio a un certo (art) pop, My Heart non lascia niente di particolare al suo passaggio e difficilmente ce ne ricorderemo tra qualche mese, eppure la percezione di trovarsi di fronte a un’opera sudata, fortemente voluta e, nel suo piccolo, riuscita, fa sì che un ascolto attento se lo meriti pienamente.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette