Recensioni
New York Dolls
One Day It Will Please Us To Remember Even This
-
Edoardo Bridda
- 2 Luglio 2006

Dopo i Primal Scream a far loro il verso, esce su una distanza da sicuro record, One Day It Will Please Us To Remember Even This, il seguito di Too Much Too Soon, secondo album datato 1974, dei redivivi – in duo – New York Dolls. L’artefice dell’operazione è quel Morrissey insospettabile che li aveva riuniti nel 2004 e che ora va in giro a scrivere sugli specchi degli alberghi “Mick Jagger ha rubato tutto da David Johansen”. Certo, è una provocazione, la band aveva pescato a piene mani dagli album più sporchi degli Stones fin dagli esordi e l’ultima fatica non fa eccezione: tanto rock’n’roll, boogie, honky tonk, glam-rock e un paio di immancabili ballate da metallari con il rossetto. Johansen le canta in un registro tragicomico dalle inflessioni che faranno pensare ai tardi Ramones e con un machismo smemorato e senile (un po’ come dir la stessa cosa), d’altro canto Sylvain Sylvain, l’altro sopravvissuto, lo accompagna coltivando l’orticello con sobrietà e ossequio rock come potrebbe esserlo un Ron Wood in disintossicazione (cioè la consuetudine dell’uomo da trant’anni a questa parte) o un Nikki Sudden cloroformizzato. A dagli una mano – e mordente – c’è Sam Yaffa degli Hanoi Rocks, forse il bastione del suond e infine, a scaldar le spalle, ci sono gli illustri ospiti, o meglio, fantasmi, perché di Michael Stipe, Bo Diddley e Iggy Pop, creditati nel libretto, non si sente che il fumo dallo stipite della porta.
Tra i brani spiccano il buon honky-tonk Running Around, traccia spassosa e sculettante con tanto di piano ragtime e un assolo di lascivo rock’n’roll (praticamente i Mötley Crüe tra pochi anni), e il boogie nervoso di Dance Like A Monkey (Iggy Pop tra cinquanta…), come non è neppure male il rock FM anni 70 di Punshing World e Gotta Get Away From Tommy (gli Iron Maiden con Paul Di Anno nella reunion del 2020).
A dir il vero è tutta roba ben suonata, che non conosce cadute di stile plateali. A parte l’assuefazione di genere, probabilmente il limite dell’operazione è la produzione voluta dal duo e da Jack Douglas (l’ingegnere del suono del primo disco dei Dolls, nonché l’uomo dietro al sound degli Aerosmith) che trasforma l’album in un affare d’ufficio o in un manuale da “Scienze del Rock”, piuttosto che in un disco di entertainment. Del resto cosa pretendevate? Per le pose giovaniliste stones-proto-punk, compratevi i Primal Scream (ma prima ascoltatelo)
Amazon
