Recensioni
Castello Colleoni
Ettore Giuradei, Mariposa, Il Pan del Diavolo, Paolo Cattaneo, Diaframma, Caso, Dino Fumaretto, Arturo Fiesta Circo, Dario Antonetti
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Luca Barachetti
- 7 Gennaio 2010

Arrivato alla seconda edizione, Neverland. Isola senza confini fa il passo che ti aspetti, ovvero si allarga e acquista importanza. Da due o tre anni a questa parte musicalmente parlando nell’Inverno della provincia bergamasca non succede quasi nulla, e così il festival organizzato al Castello Colleoni di Solza – e ribattezzato per la parte autunnale-invernale Neverlandinverno – dall’Associazione Luna Nuova con la direzione artistica di Alessandro Giovaniello (lo stesso di Rockisland, sorta di contraltare estivo “anziano”, diciotto edizioni quest’anno, a Neverland) diventa punto di riferimento, occasione di passaggio e incontro per appassionati, addetti ai lavori e musicisti.
Ideale il luogo, il suggestivo castello che nel 1395 diede i natali al condottiero Bartolomeo Colleoni, con la sua divisione tra sala-bar e sala concerti che evita il difetto tutto italiano di chiacchierare durante i set (chi vuole ascoltare sta dentro, chi vuole parlare va al bar) e che al contempo favorisce una dimensione intima, spesso acustica, dove la musica si sente (bene) e anche si vede. Succulento il cartellone, con sei appuntamenti tra novembre e dicembre sempre di sabato (e tanti altri da gennaio a maggio 2010, tutti gratuiti) e due esibizioni per sera con appendice di altre sei date al Bloom di Mezzago, a spaziare agilmente nelle lande sempre più ampie dell’indie songwriting italico cogliendone spesso le cose migliori.
L’inizio è affidato ad un set in solitario di Federico Fiumani, aperto dal discreto cantautorato blues dei Guignol. Il rocker fiorentino, in gran forma, non si piega alla dimensione acustica ma presenta un vero e proprio live dei Diaframma senza basso e batteria, rimanendo in piedi per tutta l’esibizione con la sua telecaster in mano e lasciando il microfono anche al pubblico numeroso, con un paio di momenti che sfiorano il karaoke-rock. Seguono il sabato successivo Caso e Dino Fumaretto, entrambi a vagare in zona cantautorato seppur secondo traiettorie ben diverse: gravido d’urgenza e voce maltrattata con imprinting punk il primo (che cerca il contatto col pubblico lasciando microfono e amplificazione della chitarra), più coinvolgente che su disco il secondo anche grazie ad una presenza di palco fisica e degenerante. Allo stesso modo cantautorale la terza serata, che vede Airìn e le sue melodie ariose con testi tra l’intimo e l’ironico ma una voce non sempre all’altezza fare da spalla all’esibizione assai intensa di Paolo Cattaneo, bresciano con ascendenze Riccardo Sinigallia e trance pianistica che abbraccia i presenti sempre di buon numero.
De Il Pan del Diavolo si è parlato tanto in questi mesi e con merito, vista la solita rustica irruenza portata anche nell’esibizione di Solza che ha aperto il cartellone di dicembre, ma l’impasto Rino Gaetano–Marta Sui Tubi–Violent Femmes alla lunga pare un ricorso storico non così necessario e la curiosità (di verifica) per il primo disco sulla lunga distanza in uscita prossimamente è tanta – mentre poco da dire sugli Arturo Fiesta Circo in gravitazione come troppi altri sul pianeta Vinicio Capossela. I Mariposa invece portano al Castello Colleoni un progetto speciale, la riproposizione per intero dell’esordio Portobello Illusioni riletto alla luce delle esperienze successive, e offrono la miglior esibizione di questa edizione di Neverland e, per chi scrive, una delle loro migliori di sempre. Li apre il cantautore psichedelico Dario Antonetti, sorta di Antoine proveniente da Marte che snocciola non-sense acustici sotto l’ombra verdeacida di Syd Barrett e il saltuario accompagnamento alla batteria di Alessandro Fiori, ispiratissimo come i compagni che nel loro set offrono al pubblico tutta la magia del progetto Mariposa – leggasi musica componibile: che diventa a seconda dei momenti deriva radiofonico-psichedelica, quadretto Yann Tiersen gravido di malinconia, folleggiamento di accelerazioni funky, improvvisazioni linguistiche e cori alpini.
Ultimo appuntamento infine con Tablo (cantautorato-pop acustico dagli esiti Roberto Angelini–Niccolò Fabi che deve crescere) ed Ettore Giuradei con le canzoni del pluripremiato Era che così. Un piccolo culto discografico quello del bresciano per il pubblico che canta le canzoni a memoria tendendo gli occhi fissi sulla sua mimica surreale – di Giuradei tra l’altro si attendono con ansia brani nuovi. Arrivederci dunque al 2010, per la seconda parte del festival (Edda, Max Manfredi, Bachi da Pietra tra gli altri) a chiudere l’Inverno e continuare finalmente una (vera) Primavera.
(Grazie a Roberto Bonfanti)
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