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Si riaffacciano al grande pubblico i Natural Snow Buildings. Detto che la grandeur del duo transalpino si manifesta come sempre sia nella durata delle proprio pubblicazioni, quanto nelle tirature limitate all’inverosimile, questo 2009 ha registrato una vera e propria messe di lavori dal taglio underground che non hanno fatto altro che preparare il terreno per questo doppio cd ovvero triplo Lp edito dalla britannica Blackest Rainbow.
Quindi ad inizio 2009 assistiamo alla pubblicazione di un incredibile boxset di appena 150 copie e composto da 5 cassette, chiamato Daughter Of Darkness che si completa con una sesta cassetta pubblicata dalla casalinga etichetta di Ben Nash, chiamata Recollection Of Knulp. Più tardi Mehdi Ameziane pubblica un nuovo lavoro di Twinsistermoon su Dull Knife, intitolato The Hollow Mountain e anticipato da un 45 giri con annesso book fotografico di Alison Scarpulla, con tirature come al solito micro. Solange di contro le batte tutte e pubblica in appena sei copie (salvo poi editarne una second edition di dieci) una cassetta con articolatissimo artwork intitolato Journey Of the Seven Stars.

Un riassunto veloce per dire del momento in cui viene ad essere pubblicato Shadow Kingdom, lavoro destinato ad un pubblico vasto, a partire dalle dimensioni della tiratura cd. Quello dei Natural Snow Buildings è un mondo dentro cui perdersi per ritrovarsi. La malia delle composizioni s’è fatta ancora più spregiudicata e questo lavoro abbonda in quello dove i due riescono meglio: ovvero gettarsi senza paura nei turbinii più sfrenati del drone folk. Dopo gli esperimenti solisti che avevano influito pesantemente anche sul precedente doppio The Snowbringer Cult, questo nuovo lavoro segna un parziale ritorno alle origini, quelle più vere dei due, quando all’inizio tentavano di trovare una propria coloritura alle risacche del post rock. Ergo di tutti i loro precedenti lavori, Shadow Kingdom riporta alla mente proprio i primi: The Winter Ray, Ghost Folks e parzialmente Dance Of The Moon and the Sun.

L’iniziale The Fall Of Shadow Kingdom dice subito del taglio dato al disco, con 24 minuti di cavalcate nelle terre del drone folk più selvaggio. Il taglio thriller-horror dato dai due a molte delle loro composizioni qui trova il suo apice con Os Deus Cannibais, che ha cadenze quasi Goblin e il trittico The Desolated/Vampires Introduced To Fear/Slayer March. Non mancano gli innesti british folk nello stile di Twinsistermoon e i paradisi più eligiaci e celestiali con le planate stellari di Cauled Ones And Birth Rugs e Chthonian Odyssey/Hell’s Foundations/A Birth Mark Like A Scar. In pratica un altro capolavoro dei Natural Snow Buildings ma destinato esclusivamente a quelli che non si spaventano di fronte alla magniloquenza, ai kilometri e alle durate importanti. Come premio per i più perseveranti non soltanto un pieno di grande musica, ma anche un fumetto splatter su vampiri e mostri a firma di Solange. Imperdibile.

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