Recensioni

7.3

Quando si ama intensamente un album come questo, vale sempre la pena chiedersi quanto possa essere apprezzato da chi normalmente non bazzica il synthpop. Già con il suo lavoro precedente (l’altrettanto focalizzato Introduction, Presence) la band newyorchese aveva elaborato il proprio omaggio ai pionieri del genere: un electropop stilizzato e liquido, alla maniera degli OMD di Architecture & Morality e dei primissimi Tears For Fears.

Nel caso di questo A Way Forward il trio ha beneficiato dello stop forzato imposto dalla pandemia. Ritiratisi dalle attività mondane, Ian Devaney e soci hanno saputo convogliare tutte le proprie forze nella costruzione di un lavoro sfaccettato e compatto che per forza di cose diventa lo specchio di un periodo storico rarefatto e incerto. Chiariamoci, A Way Forward è un lavoro di genere, ma si tratta di un genere che nelle mani dei tre diventa materia duttile facendosi di volta in volta scenario distopico, elegia romantica e sarcastico commentario sociale.

I Nation Of Language dal canto loro interpretano il ruolo con un trasporto contagioso. L’apertura affidata a In Manhattan ha il suono sospeso di una metropoli che si ritrova in balia di se stessa, involontario set cinematografico per film apocalittici. L’ecletticità dell’ispirazione e l’istinto per l’anthem a presa rapida, poi, vede il gruppo passare dalla cavalcata di Across The Fine Line (una sorta di country pop su ritmiche motorik), alle variazioni più eteree e sofisticate di Miranda, fra le cui strutture rarefatte riecheggiano gli esperimenti dei primi Human League.

L’omaggio allo spirito giocoso ed ingenuo dei primi anni Ottanta è evidente anche quando si affrontano i temi più attuali di iniquità e alienazione (è il caso di The Grey Commuter: electro funk dai bordi shoegaze, che costituisce forse l’apice del disco). Ma è con l’universalità melodie che i tre dimostrano di saper imbastire qualcosa di più di un semplice giochino nostalgico. Il romanticismo carezzevole e dinamico di brani come Wounds Of Love, ad esempio, permette loro di evitare ogni stucchevolezza, mentre la capacità di raggiungere il climax emotivo in modi non scontati (come nello sviluppo del riff circolare della splendida Whatever You Want) finisce per fare dell’album un piccolo classico di pop impressionista.

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