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Registrato completamente in presa diretta, Terzo Mondo è, nomen omen, la terza prova per i Nastro – definitivamente un duo, con Manuel Cascone e Francesco Petricca – dopo un omonimo esordio piuttosto standardizzato su panorami electro-rock mutanti e 300mq, il bizzarro passo numero due. Se lì il commiato dal quartier generale in procinto di essere demolito si mostrava sotto le forme musicali della disgregazione e dell’accumulo per cut-up, in cui si mescolavano input tra i più diversi in un fluire senza soluzione di continuità, qui il procedere è in apparenza opposto ma in realtà porta a risultati simili. Non più taglia e cuci digitale, ma tutto registrato in presa diretta con l’ausilio di un microfono ambientale e privo di qualsiasi sovrincisione, in cui synth e batteria, chitarre acustiche e percussioni “guaste” – ossia strumenti d’uso quotidiano come secchi, pentole, coperchi, bicchieri, monete – si aggiungono l’una sull’altra, l’una dietro e dentro l’altra, sempre nella stessa sessione di registrazione. Il risultato è un melting-pot di matrice tribal-industriale brutista con forti tinte afro, ipnotico e stordente nel suo accumulo stratificato di fonti sonore distanti e indistinte che stritola synth-wave, mutant-etno, retro-futurismo terzomondista, patchanka da grey area, weird music concreta, no-funk astratto. Perfettamente in linea col percorso del duo, ma portato a livelli parossistici.
C’è, dopotutto, del forte rigore di metodo in Terzo Mondo: la ricerca del metodo, e la lavorazione dei suoni, è durata ben due anni, un periodo in cui nulla è stato registrato ma soltanto concepito a livello di procedimento compositivo, per poi essere applicato nella registrazione in presa diretta. Con eccellenti risultati, si direbbe.
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