Recensioni

Forse è l’approdo all’etichetta ideologicamente più affine all’idea musicale dei Nadja a gettare nuova luce su un percorso invero monolitico e oramai ventennale, costante e sotterraneo esattamente come quell’eterno drone che riecheggia dalle loro musiche. Non che Important, Conspiracy, Crucial Blast o Robotic Empire producano musiche per educande, ma Southern Lord è probabilmente l’approdo più adatto per il duo di Aidan Baker e Leah Buckareff che con questo nuovo album, non chiedeteci il numero esatto perché è impossibile orizzontarsi in una discografia letteralmente sterminata, avranno sicuramente un pubblico potenziale e una cerchia di diffusione critica più ampia rispetto al passato, pur non cambiando praticamente di una virgola il proprio suono-feticcio.
Un lungo, paludoso, notturno, luciferino, doom/sludge/drone rock tanto catramoso quanto estenuante nelle sue lentezze post-apocalittiche, eppur appagante nelle sue risultanze anche lisergiche e/o trascendentali. I 12 minuti abbondanti di Cuts On Your Hands sembrano realisticamente una out-of-body experience targata Godflesh dei tempi che furono, bassa battuta, peso specifico dell’osmio e massimo del devasto per un transfert psico-corporeo agli inferi, mentre altrove, la title track ad esempio, ci si ritrova di fronte a una sottospecie di monolito shoegaze putrido, tutto zolfo e ossidiana, o un minimal doom tutto lentezza e a-sacralità come in Fruiting Bodies; o ancora, giunti alla fine dei 9 minuti di lamenti infernali e procedere monco di Starres, non ci si meraviglia se si materializza Bafometto, tanto e tale è l’effluvio mefitico che ne riempie i solchi.
Nulla di nuovo ma tutto nuovo, insomma; nulla di nuovo per chi segue i due da sempre, anche nei rigagnoli meno limpidi della loro discografia (ricordiamo un paio di lavori “italiani”: The Life And Death Of A Wasp condiviso con gli OvO e Cystema Solari con gli Uochi Toki) ma molto di nuovo per chi verrà incuriosito dal lavoro targato Southern Lord. Lunga vita allo sludge.
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