Recensioni

Nobody Knows Chicago Like I Do, recita il brano di apertura del disco. E chi meglio di Muddy Waters potrebbe sostenerlo, lui che della Chicago patria del blues elettrico dei Cinquanta, Sessanta e Settanta è stato uno dei padri fondatori?
Il ringraziamento, se possiamo ascoltare McKinley Mongarfield – vero nome del chitarrista e cantante americano – riproporre il suddetto brano dal vivo, assieme a una sfilata di classici indimenticabili della sua discografia come Mannish Boy, Rollin’ And Tumblin’, Got My Mojo Working, I’m Your Hoochie Coochie Man e tantissimi altri fino ad arrivare al considerevole numero di 16 tracce totali, va alla serie The Montreux Years pubblicata da Montreux Jazz Festival e BMG. Il tema centrale delle uscite discografiche, ovviamente, sono le registrazioni di alcuni live dei tantissimi artisti che si sono succeduti negli anni sul palcoscenico della celebre manifestazione musicale: nel momento in cui scriviamo, oltre al qui presente dedicato a Waters, sono già disponibili per l’acquisto dischi di Etta James, Nina Simone e Marianne Faithfull.
Fateci un pensierino perché la qualità della registrazione è semplicemente eccezionale – difficile trovare incisioni live così pulite e con questa dinamica – e la cura riservata al packaging, al corredo fotografico e alle note di copertina nutrirà adeguatamente la vostra curiosità “storica”. Metteteci anche che l’appuntamento festivaliero che dà il titolo ai dischi è sempre stato uno di quelli importanti e a cui nessun artista si sarebbe presentato impreparato, e capirete per quale motivo vi consigliamo l’acquisto.
Scendendo nello specifico, Muddy Waters – The Montreux Years raccoglie materiale che arriva dai tre concerti che il musicista tenne al Montreux Jazz Festival negli anni settanta, ognuno con una formazione diversa e piena zeppa di celebrità del blues e guest star assortite. Il 17 giugno 1972, ad esempio, ad accompagnare il Nostro ci sono figure storiche della scena di Chicago come Louis e David Myers, Fred Below, George Buford e Lafayette Leake; il 28 giugno 1974 in line up rientrano, tra gli altri, calibri come Buddy Guy alla chitarra, Junior Wells all’armonica e Bill Wyman dei Rolling Stones al basso; il 23 luglio 1977 spiccano invece Calvin Jones al basso, Jerry Portnoy all’armonica e Luther “Guitar Junior” Johnson alla chitarra. E poi naturalmente c’è Muddy Waters, fotografato in quello che è forse uno dei momenti migliori della sua carriera, ormai lontano dalle sirene della psichedelia e del giovanilismo a tutti i costi di dischi discutibili ma a loro modo curiosi come Electric Mud, e perfettamente calato in quel blues elettrico, energico, carnale che lui stesso contribuì a far nascere e che le backing band qui presenti interpretano alla perfezione.
Se non ci credete ascoltate il padrone di casa in una Mannish Boy semplicemente straordinaria mentre trasuda “bluesitudine” e teatralità da ogni poro come solo i grandi “oratori” della tradizione nera sanno fare, o magari in una Rollin’ And Tumblin’ che è una locomotiva lanciata sui binari di una slide guitar che sarebbe piaciuta assai agli Allman Brothers; in una Electric Man in cui ammicca sfrontato al pubblico femminile («the men call me Muddy / but the women call me Electric Man / when I plug into your socket woman / I can charge you like no one else can») o magari nel classico di Willie Dixon I’m Your Hoochie Coochie Man, ideale biografia in note per ogni bluesman che si rispetti.
Fidatevi, un Muddy così in forma e con questo entusiasmo non lo ascolterete spesso in altre sedi, e poterne godere con una qualità audio superlativa è un valore aggiunto non da poco.
Amazon
