Recensioni

AAI, Anarchic Artificial Intelligence – parafrasando St. Werner, metà dei Mouse On Mars – suggerisce l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per rompere i confini dettati dai nostri preconcetti morali e culturali. Per materializzare questa idea, i Mouse on Mars inframezzano il disco con digressioni filosofiche sul tema, recitate da stranianti voci sintetiche, e fanno sviluppare un software di intelligenza artificiale per modulare la voce, con il quale St. Werner e Toma giocano lungo tutto l’album.
Conoscendo il solco tracciato durante la loro carriera di oltre cinque lustri (nel quale qualcosa di anarchico troviamo), possiamo dire che in questo Anarchic Artificial Intelligence dei Mouse On Mars c’è poca anarchia e molta maniera. Maniera sopraffina s’intende, estro electro/exotica/dub/in ultimo anche wonky, fresco e immaginifico, tipico del duo tedesco, che con AAI sfocia nel cronotopo di una giungla futuristica, con drum machine ipnotiche, innesti melodici di sintetizzatore e scintille onomatopeiche. La voce narrante che recita il manifesto teorico alla base di AAI viene modulata e lavorata da St. Werner e Toma fino a crearne un’ulteriore occasione ritmica e per improvvisazioni.
Probabilmente è la struttura del disco che non consente grandissimi guizzi, con 20 tracce e quasi metà di queste formato skit, tra i 30 secondi e i due minuti di durata, ma AAI tiene, non suona frammentato, anzi, c’è una continuità stilistica e di umori che segna questo lavoro. Degne di nota, per chi scrive, sono il trittico The Latent Space–Go Tick–Walking And Talking, sintesi degli stilemi che i Nostri hanno scelto per connotare l’album – frammenti vocali in loop, drum machine asciutte, ritmi tribali (con il batterista Dodo NKishi, storica collaborazione dei Mouse On Mars) e profondità dub –, e Artificial Authentic, che rompe le ritmiche techno-wonky-tribali che segnano il disco fino a quel momento, liberando un funk sintetico che è aria pulitissima.
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