Recensioni

7.3

Progetto in origine scritto a otto mani con il collaboratore di lunga data Ståle Storløkken (Elephant9, Bol, Supersilent e co-autore di The Death Defying Unicorn del 2012) e commissionato per festeggiare il centesimo anniversario dalla fondazione del museo della tecnologia norvegese, Here Be Monsters ha assunto nei mesi successivi all’esibizione tenutasi a novembre 2014 (le registrazioni sono partire da febbraio 2015 ed è stato mixato e co-prodotto da Thomas Henriksen ai Nidaros Studios) sempre più sostanza, evolvendosi da lavoro prettamente estemporaneo a vero e proprio album.

Sicuramente uno dei lavori più ambiziosi dell’intera carriera (ormai il trentennale è alle porte) dei Motorpsycho, Here Be Monster galleggia nelle stesse atmosfere psych-space-rock dei recenti lavori, ma porta in dote una profondità compositivo-tecnica e una forza lirica forse mai raggiunta in precedenza dal trio di Trondheim. Proprio sui testi è stato eseguito un lavoro certosino: rasi al suolo tutti i temi della precedente incarnazione, che trattavano del rapporto tra storia e tempo, Bent e Snah hanno intrapreso un viaggio volto invece all’introspezione, al rapporto uomo-natura e all’indagine sull’esistenza stessa dell’uomo sulla terra.

Incredibile come riescano a dribbilare la banalità, a non scadere mai nel cliché: è attitudine, o ce l’hai o non ce l’hai, ed è quella che ti fa scrivere grandi album e che differenzia una buona band dalle superstar. Prendiamo i nove minuti abbondanti di Lacuna/Sunrise: raffinatezza da vendere, mai una nota di troppo, basso schiacciasassi e muro di voci nel ritornello; oppure lo psycho-funk strumentale dritto dall’abisso di Running With Scissors, o ancora la cavalcata hard-rock-psych di I.M.S. (Inner Mounting Shame) che è un marchio di fabbrica dei norvegesi. C’è spazio anche per la cover di Terry Callier in salsa H.P. Lovecraft di Spin, Spin, Spin, decisamente più carica di groove ma rispettosissima della versione originale. Chiude la partita la grandeur di Big Black Dog: una discesa epica agli inferi lunga diciassette minuti, tra intrecci vocali ed esplosioni psych dominate da un Mellotron che, con un’entrata in tackle a metà della traccia, la spezza diametralmente in due e la accompagna alla deflagrazione finale.

Here Be Monster è l’ennesimo, prezioso, tassello del meraviglioso mosaico che è la discografia dei Motorpsycho.

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