Recensioni

7.4

Risultato del felice connubio tra il chitarrista Daniel O’Sullivan, già nei Guapo, e Antti Uusimaki dei Panic DHH, The Flax Of Reverieha lo spessore di un gran disco, molta sostanza e pochi fronzoli. Sei
capitoli intensissimi, che aleggiano in atmosfere oscure e meditative.
Tempi dilatati, ma anche episodi brevi e intensi (River), nei quali l’ambient-minimalismo del duo Eno-Fripp cammina a braccetto con i Low e giunge fino al pop raffinato dei Talk Talk di Spirit Of Eden (Neverbegoodwood).
La cura delle linee vocali e una discreta scrittura orchestrale
completano la struttura di una costruzione equilibrata, ben riuscita,
nella quale convivono l’anima postuma del metal, il progressive
canterburiano e il dark, e di cui Hypnogogue è la degna
conclusione: ambientazione da film horror, un pianoforte che si insinua
con incedere esitante, sincopato, circondato da suoni elettronici.
Presto la temuta oscurità lascia il posto ad una strofa ossessivamente
ripetitiva, che si libera in uno sfogo quasi free nel quale si
affacciano anche il fagotto e la batteria. Poi la calma, ma una calma
disturbata, un’alba nuvolosa fatta di cori angelici e distorsioni
sintetizzate. Il finale, con il ritorno del pianoforte e degli archi a
condurre le melodie, è un’apoteosi ipnotica. Un quadro in orizzontale,
disegnato sulla linea del tempo. Uno dei sei che O’ Sullivan e Uusimaki
hanno scelto per rappresentare il loro esordio. 

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