Recensioni

6.8

In tempi recenti il Canada è stato territorio fertile per certo pop mutante. Basta considerare le vette raggiunte dai raffinati esperimenti genetico/sonori di Broken Social Scene, Stars e Most Serene Republic, all’exploit prettamente commerciale di Tegan and Sara.

Da Vancouver in arrivo il secondo album dei Mother Mother che della contaminazione del corpo pop han fatto credo e si affidano per meglio ribadirlo alla scintillante produzione di Howard Redekopp, già al lavoro con i New Pornographers. Pop Mutante si diceva, ed anche di pregio, non fosse per l’ennesima sciatta deriva neo wave della title-track e il tremendo affondo kitsch di Hayloft. Tant’è, e allora meglio sperdersi nell’imponenza di arrangiamenti carichi ma non ridondanti, negli spunti melodici che passano in scioltezza da Beatles a MGMT, tra sprazzi di intimismo acustico annegato in orchestrazioni d’archi e fiati e chorus dalle classiche ma funzionali strutture chiamata/risposta e alternanza di cantato maschile e femminile.

Toccanti e trasognate Try To Change e Wisdom saltellano come clown in crisi di pianto, Ghosting è degna del Jason Collett più vispo e giocherellone, la muscolare e catchy Body Of Years è impreziosita dal bridge di pulviscolare amarezza indie. Arms Tonite e Wrecking Ball poi – pezzo manifesto del disco tutto – ricordano il gioioso rimescolamento di cromosomi indie rock dei Los Campesinos e il rammarico per i due scivoloni di poco su si fa via via più amaro.

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