Recensioni

6.9

Giunto al secondo album dopo il debut My Favourite Season del 2010, Moro – al secolo Massimiliano Morini, da Forlì, classe 1972,– si presenta con Silent Revolution, pubblicato lo scorso 9 settembre tramite l’etichetta Cosabeat.

Complice anche la parallela professione di traduttore e insegnante di inglese, il progetto di matrice anglofona presentato da Moro si rivela assai convincente, accodandosi di fatto a quella lunga tradizione cantautorale che affonda le radici direttamente negli anni ’60. Siamo infatti dalle parti di un folk-rock debitore tanto al Donovan di Mellow Yellow quanto alla lezione universale di Dylan, passando per quel songwriting intimista ma arricchito di strumentazione elettrica che vede nei Wilco l’esempio più recente.

Lo si coglie subito nell’iniziale Love And Understanding e nella title-track, due brani in cui la dosata elettricità di cui sopra si accompagna ad una vocalità essenziale e pulita, mentre A Pose By Any Other Name vira verso i territori più ritmati, e raffinati, del pop, rimandando a certa eleganza paulwelleriana (Weller che, tra l'altro, è uno dei maestri dichiarati del musicista romagnolo).

Some By Time apre la strada alla seconda parte del disco, caratterizzata da un minimalismo folk che molto deve a Leonard Cohen e che si ritrova anche in No Clue, dove l’arpeggio dell’acustica si unisce alla grazia in chiaroscuro delle liriche. Altri episodi pop venati di malinconia sono Ordinary Days e Squander, mentre la conclusiva Lie To Me, con il suo crescendo country-blues, tira le somme di un lavoro nel complesso ben costruito, il cui maggior pregio è quello di sapersi destreggiare con originalità tra presente e passato.

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