Recensioni
Monkey Plot
Angående Omstendigheter Som Ikke Lar Seg Nedtegne
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Ilaria Nacci
- 17 Settembre 2015

Per approcciarsi alla musica dei Monkey Plot sono necessarie alcune procedure che fungano da preparazione. Innanzitutto accantonare per 39 minuti concetti come struttura di una canzone, strofa, ritornello, e poi lasciare da parte anche i discorsi sulla melodia e sulla regolarità del ritmo. Il trio norvegese Monkey Plot approda al secondo album intitolato Angående omstendigheter som ikke lar seg nedtegne, traducibile approssimativamente con “per ciò che concerne le situazioni che non possono essere registrate”. Il titolo manifesta fin dal principio la natura d’improvvisatori dei musicisti, il loro rifiuto per tutto ciò che può essere incasellato.
Il trio prevede chitarra acustica (Christian Winther), contrabbasso (Magnus Nergaard) e batteria (Jan Martin Gismervik): tre strumenti che compongono – o per meglio dire, scompongono – una musica strumentale ad alto tasso di destrutturazione. Un amalgama di suoni primordiali, disincarnati, se non acusmatici, con riferimento a Pierre Schaeffer e all’elaborazione della musique concrète. Allo stesso tempo, però, i Nostri vogliono raccontarci qualcosa. Questi suoni, a ben ascoltare, sembrano prendere le mosse da qualcosa che viviamo quotidianamente: parliamo, ad esempio, dei colpi irregolari sui piatti della batteria, che ricordano un mestolo che tocca una pentola, come nel brano Som om Husene Ikke Vet. L’indefinito, poi, si colora di originali ma nette note di chitarra, di contrabbasso, che aprono lo spazio narrativo e musicale rievocando paesaggi aperti, solitari. Un’oscillazione continua tra interno ed esterno, tra chiaro e irrisolto.
La radice è, come detto, l’improvvisazione. La band infatti appartiene al vasto mondo del jazz contemporaneo, ma assorbe molto anche da altri generi. Forte affinità la percepiamo con Derek Baley e i suoi Iskra 1903 – tra i più importanti musicisti di musica sperimentale e d’avanguardia del ‘900 – e Ralph Towner, polistrumentista che negli anni ’70 registrò brani a metà strada tra folk, musica etnica e improvvisazione. Gli stessi Monkey Plot descrivono questo metodo come quello che dà maggiori risultati in termini di varietà e organicità del flusso musicale. La loro è anche musica da casa, da spazi piccoli, musica da cucina, per situazioni intime. Per questo collaborano spesso con poeti e scrittori, tra cui Pär Thörn, artefice del titolo all’album.
Per loro la musica è un andare avanti costante, spingendo il tutto oltre, sotto l’influenza di rock, jazz, popular music in generale. A tratti la chitarra di Christian Winther si lascia andare a movimenti prettamente folk – lo vediamo in Undertiden, in cui gli accordi ricordano Broken Up A Ding Dong della Beta Band. Del resto non ci si stupisce troppo del fatto che membri dei Monkey Plot suonino anche in un gruppo rock sperimentale norvegese chiamato Karokh.
Ottimi sperimentatori, insomma. E della sperimentazione, in musica, c’è sempre bisogno.
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