Recensioni

Fa un po’ ridere che i Mogwai abbiano realizzato la colonna sonora per un film su Zidane. Me li vedo, che sghignazzano nei loro arpeggi seri, e che si rimproverano e poi si attaccano la risata a vicenda, mentre provano. Comunque, questo è un disco dei Mogwai più lenti ed ariosi, come una perenne fine di Mogwai Fear Satan senza una pregressa esplosione.
I Mogwai hanno la vocazione di fare da cornice ai grigi umori, e alle poche vampate di dolcezza fanciullesca che li sorprendono. Se in tutta la carriera hanno sempre cercato (e spesso trovato) quell’equilibrio che crea degli stati d’animo con la musica e con la stessa li accompagna, asseconda e consola, in Zidane. A 21 Century Portrait il discorso è più facile: c’è già l’immagine (a quanto pare una lunga soggettiva di una partita vista con gli occhi del protagonista) a creare lo spleen, con la predisposizione al sensazionale del pubblico calcistico. Il risultato è un lungo contrappunto (senza sbalzi, e con un’elettronica silenziosa) ad emozioni altrui; questo, senza giudizi di valore, si chiama professionismo, e nasce dall’astrazione, forse una delle maggiori innovazioni del post; quella astrazione che del resto ha portato anche al rock matematico.
Tutto sommato, in Zidane i Mogwai interpretano se stessi. O forse no. Forse ci credevano davvero e il film è stata una contingenza. Farebbe comunque ridere.
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