Recensioni

Dietro al moniker Modern Institute debutta per la Expanding Records la coppia tutta italiana formata da Teho Teardo e Martina Bretoni. Il primo, polistrumentista e laptopper, ha recentemente musicato alcune poesie di Pasolini grazie all’aiuto di Erik Friedlander, e oltre a vantare un trascorso di collaborazioni (Placebo, Nurse With Wound, Mick Harris, Lydia Lunch, Rothko, Cop Shoot Cop) e militanza rock a dir poco eterogenei, è maggiormente noto come compositore di soundtracks e soundscapes: ha realizzato infatti le musiche per Lavorare con lentezza di Guido Chiesa e Denti di Salvatores. Della seconda si conosce molto meno, se non l’estrazione classica e alcuni trascorsi di musiche per film e teatro.
Conosciuto il trait d’union, Excellent Swimmer non poteva non essere un lavoro all’insegna della manovella del cinematografo: una serie di corti, di situazioni che si risolvono in ritmiche a base glitch e ambienti folktronici costruiscono trame narrativo-musicali che accolgono di volta in volta partiture “suonate” da differenti strumenti.
Tra gli arrangiamenti troviamo: balletti robotici (Reginetta della Techno), scatti di immagini in movimento (Munibabe), metafisiche à la Boards Of Canada (Not A Word Nanni), grazie realistiche in filo rosso con Laurie Anderson (International Rustic), ombre e luci fioche di certo post-rock / emocore cameristico (No-Fi Team), medioeval folk a la Black Forest / Black Sea (Ambientone) e infine pallori lunari molto AIR (Sign Everyone In Iceland), ai quali, oltre al violoncello (un po’ austero un po’ mittel Europa) della Bretoni, s’avvicendano parti di chitarra e rhodes dall’approccio più soffuso e rassicurante, quasi come a voler dare molteplici visioni dell’attesa a seconda della frizione dello strumento.
È una vera novità per l’estetica prettamente elettro della Expanding e molte sono le frecce nell’arco di un Teardo in costante bilico tra una – spesso romantica, abbandonata, malinconica – scena da musicare e groove accattivanti da ascoltare, tra il linguaggio che dialoga con il visivo e quello che si nutre della vibrazione acustica senza interessarsi d’altro. Forse è proprio in quest’oscillazione spesso irrisolta che un lavoro potenzialmente molto buono come questo non sboccia, s’incartapecora risultando innocuo e senza scossoni, “legato” nella dimensione acustica e spesso scontato in quella elettronica.
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