Recensioni

Scott McCaughey è principalmente il factotum degli Young Fresh Fellows, che ha fondato ben trentadue anni fa. I Minus 5 presero vita dieci anni più tardi col chiaro scopo di rappresentare un progetto aperto, cangiante e persino estemporaneo, tuttavia oggi tra i vari impegni del polistrumentista, compositore e cantante (ricordiamo, tra gli altri, Tuatara, Venus 3 e The Baseball Project) sta iniziando ad imporsi come quello più intrigante. Di sicuro, questo Dungeon Golds, dodici tracce riprese dal box Scott The Hoople In the Dungeon of Horror (uscito in edizione vinilica di 750 copie per il Record Store Day del 2014), oltre ad essere il decimo titolo targato Minus 5, è anche un buonissimo lavoro, avvolto nel solito manto di nostalgie lisergiche eppure frizzante. Un frullato di acidità, dinamismo e melodie a presa rapida, servito con quello spirito assieme devoto, grintoso e cazzone che fa sempre tanto bene alla causa del rock.
Sei pezzi sono stati reincisi per l’occasione, ricorrendo ai servigi di amici del calibro di Jeff Tweedy, John Moen e Nate Query dei The Decemberists, Linda Pitmon (batterista nonché compagna di Steve Wynn), la buonanima di Ian McLagan (morto lo scorso dicembre) e ovviamente il sodale di una vita Peter Buck. Ne esce una dozzina intensa e sfrigolante, dai Go Betweens in fregola Byrds di In The Ground ai Kinks aureolati CSN di Sorry Town, passando per il glam-psych di Zero Clowns (se Barrett si fosse invaghito di Bolan) e una It’s Beautiful Here che sgrana visioni agrodolci come dei Flaming Lips devoti al verbo George Harrison. Album divertente e sostanzioso, fatto con la competenza dei musicisti navigati e l’entusiasmo di chi – mettendosi in gioco – non smette di giocare.
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