Recensioni

Parafrasando Groucho Marx, questo gruppo londinese (ma guidato dal cantante/sassofonista canadese Spencer Evoy) si veste anni ’50, la copertina del disco è anni ’50, ma non fatevi ingannare: sonodavvero anni ’50.
In realtà per l’anagrafe no, ma ascoltandoli non si direbbe visto che ciò che esce dalle casse è puro r’n’r tirato a rotta di collo, sporco e impastato come certi singoli dei primi Stones o come i Cramps ma senza le loro varianti armoniche (fedeltà assoluta al classico giro mutuato dal blues), compatto e maleducato insieme (come lo spesso impertinente sax-guida del cantante) e che non molla un secondo dall’inizio alla fine.
Già l’apertura di Chicken, Baby, Chicken dà l’impressione di essere arrivati a riscaldamento già completato, e il resto prosegue senza requie – anzi, in Wild Safari riescono perfino ad accelerare – tra cori, hammod, assoli bollenti di chitarra, omaggi al riff di What I’d Say (Laundromatic), a quello di Peter Gunn e al surf (God Surf The Queen) e varianti quasi country (Chicken On The Bone).
Niente di nuovo nemmeno per sbaglio, com’è evidente (a un certo punto c’è giusto una melodia quasi-Devo e nulla più), ma grinta, divertimento (nella musica e nel gioco sul tormentone chicken nei titoli) e potenza quanto si vuole da un gruppo i cui live devono essere uno spettacolo.
E probabilmente sarà lì che venderanno principalmente le copie del disco: non sappiamo infatti quanto mercato possa avere un album che, pur divertente, è perfetto per gli antichisti del rock’n’roll ma tanto immune da qualsiasi cosa pubblicata dopo Love Me Do (ma anche da prima) che potrebbe essere uscito in un anno qualunque.
Amazon
