Recensioni

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Che il cosiddetto chillwave o del glo-fi che dir si voglia avesse il fiato corto lo sapevamo fin da quando la stampa di mezzo mondo ha iniziato a usare l’etichetta. Si è detto a proposito dell’ultima fatica di Neon Indian, mentre chi ha qualche talento in più ha mostrato che per riuscire a rimanere a galla bisognava uscire dal recinto dell’etichetta. Vedi Toro Y Moi e Ariel’s Pink Haunted Graffiti. Ce lo auguravamo anche per Davye Hawk all’altezza del precedente Player Piano, quando le doti melodiche e la capacità di mescolare 60 e 80 del bedroom songwriter americano si sono mostrate tanto mature da far pensare che il salto sarebbe stato imminente.

Passa un anno e mezzo, invece, e ci ritroviamo a un empasse simile, seppur con alcuni distingo che è meglio esplicitare subito. Non si tratta di definire Grace/Confusion un passo falso, che non è. Ma non è nemmeno quel passo avanti che ci si aspettava e che altri amichetti da cameretta hanno saputo fare nell’ultimo periodo. Davey dimostra che del talento, nelle sue composizioni, ce n’è eccome. Come nell’iniziale Neighborhood Watch: una piccola meraviglia di delicato pop californiano adagiata su uno dei pattern ritmici degli ultimi anni, oppure nelle atmosfere notturne di Sheila e le gentili citazioni hawaiane di Follow Me. Il problema è che accanto vi troviamo le tastierone del peggior synth pop new romantic (Safety) o un’alone di tamarraggine che butta via una Thru the Fields che altrimenti avrebbe fatto volare.

In altre parole, a voler leggere per bene tra le righe, il titolo diceva già tutto: scampoli di grazia melodica, di hauntologia e gusto sopra la media, ma appannati da una confusione che rischia di andare a detrimento anche del buono che c’è. E se fosse semplicemente necessario cercare un buon produttore?

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