Recensioni

Il secondo album solista di Melissa Auf der Maur è di quelli che fanno parlare di sé. Per almeno tre motivi. Il primo è che, a giudicare dalle immagini più recenti, la trentottenne canadese è ancora un bel pezzo di figliola che non fa nulla per nasconderlo, e sappiamo bene quanto certi argomenti possano essere penetranti e trasversali. Poi c’è la quasi contemporaneità con l’uscita del nuovo Hole, col comprensibile rammarico e le polemicuzze da parte della nostra bassista rossocrinita che pensava di avere voce in capitolo nelle vicende della ex-band, ma la cara Courtney Love non è tipa da perdersi in certe sottigliezze. Infine, c’è che a sei anni di distanza dall’omonimo esordio Melissa ha deciso di fare le cose in grande, ovvero nel segno della multimedialità: Out Of Our Minds è infatti disco, fumetto, film e persino allestimento di manufatti artistici ad esso ispirati.
Uno sforzo concettuale che francamente sorprende, per il quale la Auf der Maur si è spesa in primissima persona, componendo tutte le dodici tracce nell’ottica di un disegno più vasto che appiccica in calce a questo disco la meritata etichetta di concept album. Ecco, appunto, venendo alla musica: siamo di fronte ad un dispositivo ingegneristico di buon livello, alesato wave e post-grunge tecnologico, sbilanciato verso atmosfere cupe ma sorretto da un estro melodico piuttosto abbordabile e da una definizione sonora che farà sobbalzare d’eccitazione i vostri altoparlanti. Tuttavia, cosa possono farci, cosa possono darci queste canzoni? Melissa è una cantante modesta, pressoché incapace d’interpretazione (ciò che è reso ancora più evidente dall’imbarazzante duetto con Glenn Danzig in Father’s Grave). Come autrice, propone una calligrafia efficace ma inadatta ad esprimere mezzi toni e sfumature.
Insomma: siamo nel fumettistico, nel senso più deleterio del termine. Siamo sulla corsia più grossolana del mainstream alternativo, quello che ci va matta MTV e i cacciatori di soundtrack per videogames. Melissa è il marchio sul congegno. Un bel marchio, come dicevamo.
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