Recensioni

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A volte l’ambizione artistica gioca brutti scherzi.
Prendete Maximilian Hecker, algido ventinovenne di belle speranze, che con tre dischi ha mosso il cuore di pubblico e critica portando il cantautorato tedesco in prima pagina. Gran bel merito. E gran bei dischi, miniature tra la wave, la classica e il pop d’autore, appassionati e appassionanti nel loro struggersi di dolore, amore, desiderio. Anima in pena che ha sempre giocato con astuzia la carta dell’equilibrio, pur mantenendosi ad una millimetrica distanza dal baratro melodrammatico. A quanto pare, però, questa volta nel baratro c’è finito dentro e con tutte e due i piedi.

Quarantasei minuti di violini dolciastri, ballate strappalacrime, meringhe di pianoforte e confetti vocali. I’ll Be A Virgin, I’ll Be A Mountain è il bignami del romanticismo scolaresco, quello delle poste sotto casa, del bigliettino con dedica anonima a San Valentino, del primo imbarazzante ballo lento, del tenersi la mano anche se sudaticcia. Innocente come un bambino (in Feel Like Children non è difficile immaginarselo tale), puro come la neve (la voce ovattata di Snow White), Hecker ha ben pensato di elevarsi al di sopra delle umane tensioni, patite in prima persona, e di tendere – per contro – a quell’assoluto, a quella perfezione che di carnale e reale non ha più nulla (i posticci anni sessanta dell’organo di Your Stammering Kisses, il tono mascolino di Velvet Son, l’elettronica forzata di Grey).

Pretenzioso? Appena un filo. La quintessenza, invece, per gli svenevoli sentimentali del pianeta.

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