Recensioni

7.1

Il silenzio è da sempre una vera ossessione per tutti i compositori contemporanei, una costante del ragionamento sonoro di cui hanno discorso in modo approfondito rapportandolo di volta in volta alle sue diverse componenti storiche, antropologiche e filosofiche, e fino a tracciarne un ritratto fenomenologico, attento al contempo alle ricadute contingenti. L’opera emblematica è, manco a dirlo, quella 4’33” di John Cage, che, unendo teoria all’avanguardia e brillante ironia, ha saputo darne un primo lucidissimo quadro, complesso e agguantatile nonostante l’inafferrabilità dell’oggetto. Nondimeno il tema continua ad evolversi di pari passo con le nuove istanze contemporanee che lo riargomentano costantemente.

In questa dinamica riflessiva si inserisce il lavoro di Mattia Loris Siboni, giovane sound artist italiano, tra i fondatori della Slowth Records (caldamente consigliato l’ascolto della prima compilation della label, BolognaSound Vol. 1, per scoprire una nuova scena di area emiliana piuttosto interessante), nonché già membro di Elettronica Collettiva Bologna~ e di Minus – Collettivo d’improvvisazione, che affronta il problema senza cadere in facili tranelli, ma rileggendolo in modo arguto e con una capacità sorprendente di unire tecnica rigorosa con un tocco vivace e attuale, lontano da sterili formalismi. Un tratteggio dell’assenza di suono come possibile eventualità, rara, ma comunque costantemente attiva come istanza dimensionale e quindi come campo di presenze e di eventi sonori.

Evitando facili contrasti tra vuoto e pieno, Quiet Area suite metaforizza la narrazione in una gestualità cangiante tramite un mix di elettroacustica, field recordings ed elettronica sperimentale, capace di stratificare in poco più di venti minuti una molteplicità di accadimenti in modo essenziale e nondimeno completo. Così il discorso sul silenzio passa per cut-up filmici che lo raccontano, una cultura orale postmoderna impastata di elettronica tagliente e veicolata da dinamiche perfette, tra distensioni, ingrossamenti e stacchi fulminanti à la Dave Phillips (Now Hush and Look Around); si incanala in flussi rarefatti, desertici, dal sapore concreto e falsamente estatico (Mind The Gap); si assottiglia in cupi bordoni in bassa frequenza che subiscono l’improvviso e assordante vociare del contemporaneo (Bulimina); passa per il contingente scorrere del tempo, scalfito da registrazioni di campo e dialoghi che emergono come ipotesi e constatazioni, per disperderne infine l’inquietudine riflessiva improvvisamente (Qui nella maestà del silenzio). Quattro tracce costruite con una cura del dettaglio perfetta, che non cercano risposte definitive ma, al contrario, utilizzano le sottili risonanze per dare forza a un meditazione aperta e in divenire.

Mattia Loris Siboni è un autore con le idee già molto chiare e capace di concretizzarle con un gran gusto dell’arrangiamento e una pregevole scelta dei suoni. Non si può che continuare su questa strada.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette