Recensioni
Matthew Friedberger
Matricidal Sons Of Bitches
-
Antonio Pancamo Puglia
- 12 Novembre 2012

Dopo l’esperimento di Solos, ciclo di vinili a cadenza mensile ciascuno dedicato a uno strumento diverso, si fa subito a liquidare il nuovo album Matricidal Sons Of Bitches come l’ennesima, bislacca autoindulgenza di Matthew Friedberger. Per alcuni versi è di certo così: la metà maschile dei Fiery Furnaces, già dal 2006, con il doppio Winter Women / Holy Ghost Language School, aveva messo in chiaro che le sue sortite da solista sarebbero servite come totale valvola di sfogo per una creatività di per sé ultra-debordante (vedi il progetto madre); e queste quarantacinque (quarantacinque!) mini-tracce strumentali, concepite come colonna sonora di un inesistente film horror, si ascrivono del tutto a tale, incompromissoria visione artistica.
Poi però, ascoltando e soprattutto leggendo i titoli delle canzoni, si scopre che l’idea è non solo intrigante, ma anche riuscita: la narrazione di questo fantomatico “non-film” è tutta affidata alle musiche e a nomi di brani che ripercorrono in tutto e per tutto una sceneggiatura, includendo persino scampoli di dialogo (ad esempio: Expectant Fathers – In for a Surprise IV. "That's a Rendezvous and a Half!"). Banalmente, un film per le orecchie; nei fatti, un’avventura immaginifica tra prog e psichedelia, affidata in larga parte alle tastiere (ma con un’infinità di altri strumenti nel mezzo, incluse arpe, terrificanti voci al contrario, stacchi lounge…), densa di ossessivi temi ricorrenti e di cadenze armoniche e melodiche immediatamente riconoscibili allo stile di Matthew; che sarà anche il più autoindulgente dei nerd in circolazione, ma la sua dote di genio ce l’ha, eccome. Adesso però, dopo che anche Eleanor (con risultati più godibili) s’è svezzata da solista, vogliamo un nuovo album dei Fiery Furnaces. Dai.
Amazon
