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7.2

Secondo album sulla lunga distanza e primo LP su Crosstown Rebels per Mathew Jonson, producer/pianista/musicista che abbiamo apprezzato nei Cobblestone Jazz e meno nel pur pregevole esordio Agents Of Time sulla personale (e ora in standy by) Wagon Repair, che comunque – con il senno di poi – possedeva le sue ragioni di culto a partire da una zampata “classical” minimal techno come Marionette.

La nuova pubblicazione, insolita all’interno del catalogo prettamente house di Damian Lazarus – che segue due singoli come Dayz del 2011 e Automaton di quest’anno (entrambi non contenuti in scaletta) – è stata ideata per la gran parte in un complesso industriale devoluto all’attività artistica, a Berlino, tra la fine del 2011 e il 2012, un ambiente completamente differente dalla casa sul mar Pacifico dov’è nata la tracklist precedente.

Jonson, che ora possiede un nuovo studio in un aeroporto dismesso sempre nella capitale tedesca ed ha recentemente acquistato i diritti per la pubblicazione della label canadese Itiswhatitis, ha ammesso al blog dell’Independent di avere le vertigini nel pensare alla fitta agenda di impegni che lo occuperà almeno fino alle ferie già programmate in India del prossimo marzo 2014. E il nuovo lavoro, descritto come urbano e cittadino, composto di musica pensata per il presente, “lontana da voglie d’escapismo”, ne è il più logico degli output.

Her Blurry Pictures è decisamente un album di calvinistica berlinesità. Una tracklist molto a fuoco, compatta a livello formale ma (novità!) dotata di un’inedita forza visionaria che scaturisce con compostezza tra looping liquido e mentalità techno di lungo corso che dall’intellighenzia UK può tranquillamente riavvolgere il nastro fino al famoso capolavoro cinematografico di Friz Lang, Metropolis. Una metafora, quest’ultima, che torna sempre utile, specie se aggiornata alla laptop-tronica a cui il canadese, ricordiamolo, oppone sempre un bel gusto per l’analogico e tocchi di suonato.

Tra le tracce, il tiro jazzy dei Cobblestone Jazz (il cui ritorno, come di tanti altri progetti, è già programmato) emerge in Touch The Sky anche grazie a sapori house in aderenza Crosstown Rebels (e snare/percussioni suonate dal vivo stile Vladislav Delay) oppure in astrazioni e beat concettuali alla Raster Noton in Illusions Of Control, tracce fatte di quadrature acquatiche e raffinatezze in progressione minimale piuttosto lontane dai più potabili tagli marittimi di un brano come – appunto – Metropolis recentemente apparso sulla elegante compilation minMAX della Minus. Inoltre, Level 7 ricorda la pongo-elettronica colorata di certo Gold Panda, la finale e omonima title track per (quasi) soli synth fa il paio con la Spetchka dei Black Dog (Tranklements altro gran bel disco techno), come Kissing Your Eyes è un altro bel esempio per sottolineare come la palpabile tensione psych di Illusions Of Control può farsi, alla bisogna invisibile. Infine una Body In Motion è  utile per descrivere come certa tentazione acid possa poi, in una traccia come Sahara, riportare a Vangelis via tunnel analogue.

Album decisamente da premiare e questa volta non solo per meriti tecnici.

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