Recensioni
Più che questa versione cinematografica del racconto di Edgar Allan Poe, chi vi parla conosceva la trasposizione resa celebre da Roger Corman negli anni 60, con l’irraggiungibile Vincent Price a fare da mattatore. Una colpa, più che un vanto, dal momento che il film protagonista della sonorizzazione in oggetto ci è parso assai più visionario e inquietante della pellicola di Corman. Sarà stato per il bianco e nero sdrucito o magari per certi fuori fuoco disturbanti, per i grandangoli quasi distorti o per quei ralenti così eloquenti, ma il film girato nel 1929 da Jean Epstein ha mostrato una modernità di linguaggio superiore alla media degli horror e dei thriller di ultima generazione. Grazie anche all’espressionismo fascinoso del muto, in cui ogni gesto, per quanto banale, assume significati profondi e teatrali.
Certo buona parte del merito va anche ai Massimo Volume, qui chiamati a dare spessore alle vicende narrate con una successione di scambi strumentali non lontani dalla propria tradizione musicale. Decisivi, tuttavia, nel convertire le pause in attese spasmodiche ma soprattutto nell’esaltare i momenti più sognanti del film. Secondo un copione che prevede un piccolo stravolgimento all’interno della band, dal momento che il cavallo di Troia chiamato ad eccitare le sinapsi non è più la voce di Emidio Clementi – nessuna parte vocale è prevista – ma la chitarra elettrica di Egle Sommacal. Bravo, quest’ultimo, a distendere una ragnatela di fraseggi pressoché infinita, ad auto campionarsi per donare profondità ai suoni, a giocare con pedali ed effetti per sottolineare i crescendo della trama. Con a destra un Clementi pulito ed essenziale al basso e a sinistra una Vittoria Burattini puntuale nel compensare i vuoti della chitarra con coloriture ritmiche ampie e spaziose. Un’esperienza audio-visiva inedita, questa di casa Usher, che convince, emoziona e lascia il segno.
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