Recensioni

Se all’altezza di All The Ghosts Are Gone – un solo anno lo separa da questo nuovo album ma sembra davvero essere passato un secolo – la musica era stata, per ammissione della stessa autrice, elemento terapeutico e riequilibratore, questo nuovo Music For Empty Flats sembra decisamente il passo successivo. Non solo, giocando coi titoli, per le generiche questioni pandemiche a cui giocoforza non si può evitare di pensare e che, volente o nolente, hanno “svuotato”, per ragioni diverse, molti appartamenti; ma anche perché, ricollegandosi al precedente, di cui sembra veramente una estensione per umori e risultati, i fantasmi di allora, che spesso e (mal)volentieri si impossessano di noi, sembrano essersi allontanati, lasciando completamente vuoto quello spazio che occupavano un tempo.
Ok, abbiamo giocato a fare i Freud del caso, ma la ragione del titolo è molto più “terrena” e rimanda, come sottolinea la press, alla esperienza della residenza islandese della Bertoni che portò a All The Ghosts Are Gone: esperienza straniante, quasi del limite, tra silenzi artici, buio tutto il giorno, neve candida e deserto quasi distopico, ma da cui la Bertoni ha tratto quella scintilla che poi è diventata questo disco. Una musica creata partendo ovviamente dal violoncello, vera e propria sorgente sonora poi rielaborata e destrutturata, implementata e modificata in studio per essere stravolta e poi resa astratta in una sorta di ambient-drone ammaliatrice e seducente. Come se queste sculture sonore umorali, notturne, a volte inquiete (Bright Wood), spesso atmosferiche (la title track) e immaginifiche (Distant Tropics), riuscissero a condensarsi, stratificando suono su suono, modificazione su modificazione, intervento su intervento fino a riempire quegli spazi vuoti, fino a farsi presenza tangibile, materica, visibile.
Se l’obbiettivo del lavoro precedente era quello di «scavare profondamente dentro le texture sonore che il mio violoncello poteva produrre. Volevo strati e strati e strati di suono. Volevo imparare a ipnotizzare», beh, allora anche questo Music For Empty Flats colpisce nel segno, grazie all’effetto straniante e mesmerizzante, ovviamente ipnotico, del suono che la Bertoni ha sapientemente estratto e poi cesellato dal suo violoncello. La casa può essere di nuovo abitata.
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