Recensioni

6.8

Sono passati ormai più di dieci anni dal debutto dei Marta Sui Tubi. Quasi un quindicennio trascorso tra le onde della musica indipendente italiana, dove il duo Gulino-Pipitone è riuscito a consolidarsi in un ruolo preciso, ben amalgamandosi ai talentuosi compagni di viaggio imbarcati a seconda di esigenze sonore sempre cangianti. Lostileostile è il sesto album della band, un numero di tutto rispetto considerata la frenesia con cui molte formazioni del panorama indipendente si creano e dissolvono. Se i Marta sui Tubi sono ancora qui è grazie al carattere che hanno dimostrato nel tempo, ma anche all’appartenenza alla fortunata “tribù” indie-rock più nota, di cui fanno tuttora parte esperienze come Marlene Kuntz, Verdena o gli stessi Afterhours – tra le poche capaci di creare un feeling duraturo e ancora oggi solidissimo con i propri fan. I Nostri hanno conquistato la penisola a colpi di live adrenalinici e allo stesso tempo sognanti, grazie a una consapevolezza compositiva in grado di alternare indolenza e cinismo, ma anche un’energia innegabile.

Passati dall’asciuttezza sonora di album come C’è gente che deve dormire, fino a solcare le rive di un ispirato cantautorato “pop” in Carne con gli occhi, i Marta sui Tubi giungono dunque a Lostileostile: ad indirizzare questo nuovo percorso è la partecipazione al Festival di Sanremo, che li ha consacrati a band nazional-popolare identificandoli in brani come Vorrei e Dispari, ma anche la consueta voglia di suonare sopra le righe e concreti. Una deriva che ne ha ammorbidito le tematiche, pur lasciando immutata la potenza espressiva: il nucleo tematico de Lostileostile è, infatti, l’incontro/confronto condito da riflessioni sull’amicizia (Amico Pazzo), fino all’amore che consuma la pelle e le ossa (Un pizzico di te).

Se c’è, però, un merito che va riconosciuto alla band è l’aver creato un brand sonoro immediatamente riconoscibile e non riconducibile a nessun altro progetto. I Nostri cambiano per diventare sempre più loro stessi, citandosi senza compiacenza: c’è lo spettro di Vecchi difetti, ad esempio, negli arpeggi immaginifici di Spina Lenta (in duo con Gigliola Cinquetti), così come Dannato potrebbe essere tranquillamente una b-side di Muscoli e Dei. I Marta sui tubi non hanno nemmeno smarrito quell’humus commovente che viene fuori tra lo sciabordio delle onde di Con un si, senza tralasciare un indole “stoner” (Rock and Roipnoll) sostenuta dall’incredibile duttilità di Carmelo Pipitone alla chitarra. Spazio poi all’esperimento altezza indie-rock di Amore bonsai, che prepara il terreno alla fragile ed ispirata Niente in cambio e agli intrecci chitarristici de L’impossibile.

Il sostegno dei fan nella campagna di crowdfunding ha generato un disco libero di scandagliare più generi, assecondare diverse attitudini, tracciare nuovi sentieri. Un buon disco in bilico tra sperimentazione e accessibilità, non rivoluzionario ma convincente.

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