Recensioni

Sembrano passati eoni da quel Live In Catharsis che sigillò la prima fase marlenekuntziana, istantanea brusca e sferragliante, generosamente infedele e quindi rappresentativa di una realtà in convulso movimento, invasata di espressività spigolosa, dall’intrattabile effort letterario. Nel frattempo i Marlene Kuntz sono scivolati dallo scranno delle promesse, mentre al contempo le fila degli epigoni andavano malauguratamente gonfiandosi.
Così ce li ritroviamo oggi come una specie d’istituzione, in bilico stabile sul bordo alternativo del mainstream, con qualche colpa da farsi perdonare e uno standard qualitativo ben accetto dalla corposa schiera dei fan. Ed ecco quindi S-Low, la seconda "fotografia", i toni più lenti e smorzati (slow + low) ma neanche troppo in fondo. Tante ballate, certo, all’insegna di un mood rarefatto che fa vibrare l’inquietudine esaltando effetti e riverberi (nella lunga introduzione di Lieve, nell’irrequieto incedere di Schiele, lei, me), ma anche qualche bella scarica piuttosto scomposta, tipo la quanto mai brusca Fuoco su di te e l’incandescente coda "sonica" de L’inganno. Sembrano giocare con la maturità conseguita, Godano e compagni, e non scordiamo che tra questi "compagni" ce n’è uno che di maturità ne porta in dote parecchia, quel Gianni Maroccolo ormai bassista in pianta stabile della band.
Diciamola tutta: in questo tour e in questo disco c’è molta auto-celebrazione, e va bene: il pop-rock vive anche (in molti casi soprattutto) di questo. Bisogna però stare attenti, perché c’è il rischio di smarrire la rotta, di concedere e concedersi troppo al giochino, vedi il caso de La canzone che scrivo per te o di Infinità, che – aureolate dal coretto cremoso del gentile pubblico – gambizzano nella culla ogni possibilità di trasporto. Meglio, molto meglio lo scostante languore di Danza, e quella Amen che mira innanzitutto a compiersi al meglio, confermandosi tra i pezzi migliori dell’intero repertorio kuntziano. E’ insomma un disco godibile ma accessorio di una band che dimostra di non essersi ancora arresa. Di cui, pare, avremo presto notizie.
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