Recensioni

Ce l’aveva già fatta a fette dall’anno scorso con l’estratto Nothing Breaks Like A Heart, realizzato in tandem con Miley Cyrus, e adesso Mark Ronson dà alle stampe il disco che contiene quell’estratto, il suo primo da solista dai tempi di Uptown Special (2015), che in quanto a singoloni di successo pure lui non si faceva pregare (ricordate Uptown Funk con Bruno Mars?). Essendo quella di Ronson una carriera più che ventennale dispiegatasi principalmente nelle vesti di produttore al servizio dei più svariati artisti, questo nuovo capitolo in solitaria del Nostro, per la legge del contrappasso, non poteva che essere un coacervo di feat. e collaborazioni. Tra gli ospiti figurano infatti la succitata ex Hannah Montana, Lykke Li, Camila Cabello, King Princess, YEBBA e Alicia Keys.
Se è vero che la differenza principale tra rock e pop è che il primo ti dice che le cose non vanno affatto bene mente il secondo che è tutto a posto, con Late Night Feelings non solo è tutto OK ma si possono dormire sonni tranquilli da qui alla notte dei tempi. Una delle tante bolle d’aria in cui crogiolarsi nell’illusione che la vita che stiamo vivendo è la migliore. Poi vabbè, vogliamo stare al gioco e fare finta di niente? OK, allora addentriamoci in queste nuove 13 canzoni per dire subito che – ad ogni modo – neanche nella mediocrità il quinto lavoro in solitaria del producer britannico riesce a eccellere. Nella convinzione che la forma sia sostanza, si tende a credere che la produzione sia composizione. Beh, non proprio. E comunque dipende dal produttore. Probabile che nella sua professione di regista dietro la consolle, Ronson sia uno dei migliori talenti della sua generazione, ma stop. Il resto è fastidiosa musichetta da supermercato, gym center o quei negozietti d’abbigliamento femminile a basso costo che si trovano nei centri commerciali: il trionfo del disimpegno e della superficialità. E non veniteci a raccontare che il pop, questo genere di pop, ha la stessa dignità della musica “seria”. Anche se poi è innegabile che, in certi casi, dietro ci sono delle menti furbescamente geniali che sanno come muovere i fili. Ronson è una di quelle. Intanto perchè la dignità va a cercarsela nella blackness, di cui anche questo suo nuovo lavoro è infarcito, e poi perchè riesce sempre – non si sa come – a far risplendere le poche cose belle lasciando nell’ombra quelle brutte, un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto, a partire dal fatto che perlomeno da dieci anni a questa parte Ronson sembra più campare di rendita su quanto fatto in passato, e in particolare in quegli anni Zero in cui lanciava in orbita – per dire – una Amy Winehouse, che non aggiungere particolari tasselli a una carriera comunque brillante.
E di citazione in citazione, si arriva ai primi anni ’80, periodo che sembra essere la vera stella polare di quest’album sublimata in True Blue, brano dagli echi dream pop e con ospite Angel Olsen, e Pieces Of Us, con King Princess. E visto che anche per il resto, grandi sorprese non se ne trovano, tanto vale citare passaggi appena ascoltabili come il popsoul uptempo malinconico della title-track, l’altro brano con Lykke Li (2 AM) e Truth, con Alicia Keys e The Last Artful, Dodgr, probabilmente l’unico episodio a infondere un po’ di “suspence”, con un intro quasi krautrock che sfuma in un brano melodico, solare e sempre su base R&B.
Amazon
